Chiacchiere

Chi “fascista” dice, spesso fascista è

2 Giugno 2018

Partiamo da un presupposto: si potrebbe dire che sono antifascista “per costruzione” e non potrebbe essere diversamente.

Se per fascismo intendiamo imporre il proprio pensiero agli altri e utilizzare censura e violenza per zittire ogni forma di dissenso posso assicurarvi che sotto un regime fascista sarei tra i primi messi al muro e passati per le armi.

Quindi no, non sono fascista.

Nonostante questo diverse volte mi sono preso del “fascista”, perché in alcuni ambienti è sufficiente esprimere un’opinione in odor di destra per essere etichettati così.

Questo abuso dell’accusa di fascismo non si è accompagnato a un’inflazione dei sentimenti di odio verso coloro che vengono indicati come fasci: su questi si scarica sempre la peggiore violenza che si sia in grado di concepire.

Accusare qualcuno di essere fascista è quindi un modo facile per delegittimarlo, forti del consenso di quei quattro gatti molto rumorosi e pronti ad abbaiare contro qualsiasi cosa gli viene raccontato esser nera.

[facebookpost quote=”La parola “fascista” è come “analfabeta funzionale”: chi la usa di solito lo è.” profilename=”be.Beap – C’è di peggio” profilelink=”https://www.facebook.com/bebeapfaschifo/” data=”Venerdì 1 giugno 2018″]https://www.facebook.com/bebeapfaschifo/posts/2563176583708611[/facebookpost]

Se fascismo è disegnare un bersaglio su chi non è allineato e scatenarvi contro violenza e minacce fisiche, forse questo comportamento ci assomiglia.

Ma a chi giova, oltretutto?

Al fascismo.

Perché, prima o poi, se tutto è fascista, niente è fascista.

E anche perché la risposta che lotta per uscire da me ogni volta che mi viene dato del fascista è: “se questo è fascismo per te, allora sono orgogliosamente fascista”. Per ora sto resistendo, ma non so quanto potrà andare avanti.

Occhio a come usate le parole. Le parole sono importanti. E non era un fascista a dirlo (no, non è Tommaso Paradiso quello nel video).