Musica

Due sociopatici al Groezrock: ecco come siamo sopravvissuti (e come potete farlo anche voi)

9 Maggio 2016

Disclaimer: questo non è un report sulla musica e sui concerti del Groezrock 2016. Anzi, questo non è proprio un report. È il tentativo di realizzare una mini-guida, tutt’altro che completa, per chi non ha mai affrontato un festival come questo e vuole organizzarsi per la prossima edizione. Il report musicale arriverà? Ci penso.

“Che ti piaccia o no devi avere a che fare con le persone”. Me lo dicevano continuamente quando ero all’asilo / elementari / medie e oggi me lo ripeto da solo nella testa per farmi forza e darmi un motivo per uscire di casa e affrontare il mondo ogni fottuto giorno.

Con questa premessa non si direbbe che un festival come il Groezrock sia il luogo più adatto ad un sociopatico come me, ma di questo mi sono ricordato solo una volta arrivato sul posto, mentre ero in coda per entrare. In quell’istante, dopo aver pensato a tutti i minimi dettagli nelle due settimane precedenti, dal caricabatterie da campeggio alla strada da fare, mi sono accorto di una cosa: cazzo, non siamo soli, non avevamo pensato che dobbiamo interagire con gli altri!

Parlo al plurale perché fortunatamente non sono da solo in questo viaggio. Ho avuto la fortuna di vivere il mio primo Groez insieme ad una persona a me molto simile e che conosco da tanto tempo, credo che non potesse esserci davvero compagna di viaggio migliore. Io e Francesca in questi due giorni di festival siamo riusciti a sopravvivere e a divertirci anche senza interagire con gli altri esseri umani, cosa che peraltro io faccio quotidianamente, ma che non era scontata in mezzo ad una massa di punk festanti.

Non solo, nonostante la musica ci piaccia parecchio, né io né lei adoriamo l’idea di subire concerti per quattordici ore di fila, ma vi assicuro che nonostante le premesse il Groezrock è stato un’esperienza indimenticabile: due giorni chiusi in un piccolo angolo di paradiso fangoso ritagliato nel Nord Europa.

Quello che si intende con il termine “disagio”

Per sopravvivere al Groez bisogna solo avere un po’ di spirito di adattamento, cosa che a noi fortunatamente non manca, e adottare qualche piccolo accorgimento per far fronte al freddo, alla pioggia, al fango, alle ore in piedi, ai bagni chimici che tracimano merda altrui, ai lavandini all’aperto con l’acqua ghiacciata, alla mancanza della doccia (in realtà ci sono ma le sconsiglierei), agli inglesi ubriachi e molesti (pochissimi), ai ciccioni di merda che cercano la rissa (uno solo), ai fattoni che ti mettono le mani nei capelli (uno solo), alla luce costante che attraversa la tenda mentre dormi, al fracasso continuo che non cessa nemmeno per quelle poche ore di sonno, all’umidità che ti entra nelle ossa e poi congela istantaneamente, al vento ghiacciato che si infila in quella fessura tra i vestiti che non sai neanche di avere.

Niente di insormontabile, comunque, a parte i cessi.

Se vi riuscirete ad adattare, in cambio avrete un’esperienza davvero hardcore da raccontare e che vi temprerà lo spirito e il corpo, nonché la possibilità di avere davanti ai vostri occhi band fantastiche che difficilmente potrete rivedere tutte insieme.

Road 2 Groezrock

Il Groezrock si svolge in un piccolo villaggio in Belgio che si chiama Meerhout, un po’ di chilometri a nord-est di Bruxelles. Noi abbiamo scelto di andarci in macchina perché questo doveva essere un viaggio-vacanza e la parte fondamentale di un viaggio-vacanza è quella di essere liberi di vacare. La macchina è stata perciò una scelta obbligata e a dirla tutta in due non ci è costata nemmeno più dell’aereo. Anzi, forse abbiamo pure risparmiato dei soldi, se consideriamo anche gli spostamenti aeroporto – groezrock andata e ritorno.

Il viaggio nel-mondo-reale dura qualcosa come undici ore, anche se Google Maps dice nove ore e di solito i suoi tempi sono già sovrastimati. La parte più snervante è sempre la solita: attraversare la Svizzera. Se non l’avete mai fatto sappiate che i limiti sono ferrei e bassissimi, infatti in autostrada il massimo è 120 km/h, intervallato da frequenti tratti a 100, alcuni a 80 e persino, in qualche caso, qualche limite a 60 all’ora. Incredibile.

Occhio perché i limiti folli sono il minore dei mali, i problemi veri in Svizzera si chiamano autovelox e denuncia. Gli autovelox sono ovunque e probabilmente hanno la forma degli alberi o delle vacche, vi accorgete della loro presenza solo quando vedrete il flash nello specchietto che scocca apparentemente dal centro di un innocente muro. Se sforate vi s’inculano garantito.

Tenete conto che il problema non è tanto riuscire a non superare i 120, dopo un po’ ci si abitua, il problema è fare attenzione ai continui cambi di limite, perché non credo che ci siano 10 km di fila con lo stesso limite di velocità. Ci sono anche parecchi lavori in corso dove in realtà non lavora nessuno, sospetto che siano finti e che li mettano solo come scusa per abbassare il limite a 80 o a 60. Mentre siete a 120 di colpo il limite scende a 100 e dieci metri dopo c’è un autovelox che v’incula senza remore. Questa è la Svizzera.

Sicuramente noi siamo stati fottuti due volte, una all’andata e una al ritorno, tanto per non farci mancare nulla.

C’è un altro problema. E cioè che se superate troppo il limite di velocità diventate immediatamente dei criminali, infatti l’alta velocità è un reato per cui si viene denunciati. In autostrada se superate il limite per più di 25 km/h finite davanti al giudice, se non ci credete leggete qui.

Svizzera a parte comunque il resto del viaggio fila abbastanza liscio e si spende anche poco di autostrada. Noi abbiamo pagato solo il tratto Milano-Chiasso, la vignetta svizzera (in base al sito dovrebbe costare 40 chf = 36€ ma noi all’Autogrill della frontiera l’abbiamo pagata 40€, bastardi) e un piccolo tratto di Francia per pochi euro. Il resto delle autostrade che abbiamo attraversato (Germania e Belgio) sono tutte gratuite e in Germania sono pure senza limite di velocità, così si riesce a recuperare un po’ il tempo perso in Svizzera.

Occhio solo al carburante, in Belgio non ci sono distributori in autostrada e anche fuori si fatica un po’ a trovarne, stessa cosa per l’ultimo tratto della Germania. Questo può diventare un problema serio se arrivate tirati con la benzina, quindi fate il pieno ogni volta che potete.

Arrivo al Groezrock e consigli sociopatici

Noi siamo arrivati al Groez il giorno prima dell’apertura ufficiale, ve lo consiglio perché affrontare i concerti subito dopo un viaggio del genere dev’essere devastante.

Arrivando il giorno prima abbiamo avuto tutto il tempo di montare la tenda con calma, ambientarci un attimo, infangarci fino al ginocchio e goderci qualche birra in compagnia. Compagnia di noi stessi s’intende, mi pare ovvio. Fare amicizia con “gente nuova” non rientrava tra gli obbiettivi né tra le possibilità del nostro viaggio.

Pre-show day, dj set

L’arrivo al Groezrock è stato piuttosto traumatico da questo punto di vista, perché mentre eravamo stipati in fila per superare i “controlli di sicurezza” (palpano la borsa e ti chiedono se trasporti armi) siamo stati braccati da uno scozzese e un inglese. Terrore. L’inglese stava bevendo da dodici ore e si vedeva, lo scozzese probabilmente non aveva mai smesso di bere dalla nascita. Entrambi sembrava parlassero quella lingua che su Google Translate si trova alla voce Afrikaans, ma ad una più attenta analisi abbiamo dedotto fosse semplicemente inglese + qualche dialetto + litri e litri di birra.

Comunque, quello è stato l’unico momento in cui, messi alle strette, siamo stati costretti ad interagire con qualche punk. Finiti i controlli, dai quali probabilmente sarei riuscito a far passare pure un AK-47, è stata finalmente l’agognata solitudine. Ahhh.

Ma non è stato semplice. Ci siamo dati delle regole.

Prima regola: tenere la testa bassa e non incrociare lo sguardo di nessuno. Seconda regola: smettere di parlare quando si incrocia qualcun altro che parla italiano. Terza regola: scappare non appena si genera una situazione che per gli umani normali creerebbe l’occasione di attaccare bottone. Fine.

L’ingresso con i controlli di sicurezza

È stato vincere facile comunque, perché essendo un’accoppiata uomo-donna sicuramente tutti ci hanno scambiato per una coppia anche se non lo siamo e sarà di colpo calato l’interesse ad interagire con noi. Boom baby! (NB: questo è stato possibile solo grazie alla scarsa presenza di italiani, agli italiani non frega notoriamente un cazzo se sei una coppia oppure no, loro cercano di scoparti comunque e ovunque e in ogni momento).

Musica al Groezrock

Come ad ogni festival è il festival stesso l’esperienza più bella, è l’avere musica di continuo e senza pause e con gruppi strafighi, alternando band conosciute a band mai sentite. Vi assicuro che se andate lì per il singolo concerto rimarrete certamente delusi, e questa secondo me è una regola generale.

Tutte le band che ho visto nei vari festival, dai più piccoli ai più grandi, non hanno mai reso bene come in un loro concerto ed è probabilmente banale da dire, perché alla base ci sono delle ragioni che riguardano sia i tempi ridotti di un festival che altre questioni tecniche.

No Use And Friends

Secondo me comunque non è importante, perché bisogna imparare a prendere il pacchetto completo e goderselo nel suo insieme, senza focalizzarsi troppo sulla singola performance. Anzi, senza neanche focalizzarsi troppo sulla musica, perché questo festival è molto di più: è la tenda, il fango, il campeggio, il cibo e le birre bevute a nastro, la ricerca di un angolo caldo per non morire assiderati, il correre da un palco all’altro in mezzo al fango per non perdersi le band che si vuole vedere, che spesso suonano insieme e a qualcosa bisogna per forza rinunciare.

Per questo secondo me andare in ostello significa giocarsi una parte della faccenda, molto meglio soffrire un po’ in campeggio e portarsi a casa l’esperienza piena, almeno una volta nella vita.

Se fossi un fotografo non scatterei con l’iPhone

Il pubblico del Groezrock

Il Groez è fatto per i punk e infatti ci sono punk ovunque. Quelli che dormono in campeggio, ve lo assicuro, sono punk sul serio, altrimenti lì non sopravviverebbero. E questa è la prima cosa buona.

Poi ci sono pochissimi italiani e quei pochi che ci sono sono persone rispettose e rispettabili, e questa è la seconda cosa buona. Sarà forse perché la maggior parte dei punk italiani in realtà sono punk di paese e piuttosto che sporcarsi le VANS o i Dr Martens nel fango restano a casa? Può essere, fatto sta che le scene che ho visto allo Sziget con la gente con la “maglietta Italia” che cercava di chiavare anche gli alberi qui sembrano appartenere ad un altro pianeta.

Poi è ovvio, anche al Groez ci sono quegli idioti che si vestono da animali e io continuo a chiedermi che problemi devono avere nella vita per andare in giro vestiti da orso o da qualsiasi altra cazzo di bestia.

Fesso travestito da orso

Nonostante questi psicopatici devo dire che il pubblico del Groezrock è un pubblico decisamente tranquillo, forse anche troppo. Poco “casino” anche durante i concerti, tra l’altro mai sotto palco ma sempre in mezzo. A parte un paio di episodi spiacevoli con i soliti coglioni-teste-di-cazzo (che si trovano ovunque nel mondo) devo dire che è tutto così tranquillo che potrebbe andarci anche un bambino e uscirne illeso.

Sopravvivere al Groezrock

Non c’è un cazzo da fare, il Groezrock non è un festival estivo e non è in un posto caldo. Nonostante Francesca in un guizzo di positività mi abbia praticamente obbligato a mettere nello zaino anche i pantaloni corti e il costume (!?), quando siamo arrivati a 30 km da Meerhout abbiamo trovato… la neve. La neve, cazzo!

Chi c’è stato gli scorsi anni mi ha detto che durante il giorno si stava bene anche in maglietta, ma ‘sto giro ci siamo beccati la pioggia praticamente in continuazione e vento gelido, quindi niente maglietta.

Appunti per l’anno prossimo: i Dr Martens sono fantastici e non intendo fantastici solo per le fighette del centro. Non passa una goccia d’acqua e tengono caldo al punto giusto, però credo che gli stivali di gomma siano ancora meglio, almeno nel caso dovesse piovere tanto come quest’anno. Le strade diventano delle paludi e voi ci affondate dentro tranquillamente fino alla caviglia, in qualche punto.

Area VIP durante il concerto acustico dei Less Than Jake

Quando il freddo si faceva insopportabile e non c’erano band interessanti ci rifugiavamo nell’area VIP/Press, incredibilmente riscaldata e senza coda per la birra. Per fortuna eravamo accreditati come giornalisti, altrimenti l’unico modo per accedere a quell’area è pagare il sovrapprezzo VIP. Ve lo consiglio? Assolutamente no. Andate a scaldarvi in tenda e portatevi una bottiglia di Whiskey (l’alcol in campeggio può entrare, basta che non sia nelle bottiglie di vetro).

A proposito, fuori dal festival, verso il centro del paese, c’è un piccolo supermercato dove conviene comprare qualche superalcolico o qualche cassa di birra da portarsi in campeggio.

L’Oriocenter di Meerhout

Ovviamente per sopravvivere serve anche qualche medicinale-bomba. Dopo la prima notte in tenda mi sono svegliato con in gola due palle da tennis al posto delle tonsille, perciò la mia dose quotidiana di Froben è stata indispensabile per impedire alla situazione di diventare irrecuperabile.

Adoro il gusto di Froben la mattina

Mangiare al Groezrock

Ah, lo street food, croce e delizia di ogni festival che si rispetti. Si rischia sempre di tornare con qualche chilo in più addosso e qualche etto in meno nel portafoglio, perché il cibo è generalmente buono tanto quanto è caro. Il Groez in questo non fa eccezione.

C’era un’intera ala veg e una per i carnivori. Strano ma vero, mi sono alimentato per tutti i giorni del Groez e per la settimana successiva quasi strettamente vegano, risultato? Dormivo di meno ed ero più riposato. Unico problema: poi si caga almeno cinque volte al giorno quando va bene.

Altra nota: la prossima volta ci porteremo abbastanza cibo per sopravvivere alla prima sera e al pranzo del giorno dopo. Un po’ per risparmiare, ma più che altro perché l’area con il “cibo vero” apre insieme al festival, quindi non vi si può accedere fino all’inizio dei concerti. Fino a quel momento tocca accontentarsi di patatine e poco più, al tabiotto che sta fuori dal festival. Sconsigliato e bocciato.

Alla larga anche dal ristorante italiano che c’è in area VIP, dove una margherita costa 10€ e una pizza parma-rucola addirittura 15€. Devo dire che comunque la pizza non era male, ovviamente non l’abbiamo comprata, ma ne abbiamo trovate delle fette abbandonate sui tavoli. 😛

(i prezzi sono in ticket, 1 ticket = 2,50€)

Tecnologia al Groezrock

Personalmente ho bisogno di portarmi dietro una serie di cose che ritengo indispensabili: telefono, GoPro, macchina fotografica, eventualmente iPad o computer (che in questo caso non ho portato). Non sono tutti vizi, alcune di queste cose mi servono davvero quando sono in giro, come in questo caso, con l’idea di produrre un contenuto una volta rientrato. Altre, come il computer, mi servono solo qualora dovessi risolvere a distanza qualche problema grave per lavoro.

Inoltre devo avere la possibilità di ricaricare tutti questi dispositivi ogni sera, o anche più volte al giorno se ne faccio un utilizzo intensivo.

Il mio modo “intensivo” e “professionale” di utilizzare la tecnologia

Prima di partire ho comprato un power bank da 20.000 mAh che ci ha assicurato autonomia per giorni. Se per qualcuno fosse troppo ingombrante si può optare per una soluzione più piccola e portabile. Un’altra cosa che consiglio è una custodia anti urto per il telefono, so che sembro esagerato ma io con queste cose ci lavoro e non posso permettermi né di lasciarle a casa né di riportarle indietro rovinate.

Se non volete trascinarvi tutta questa roba potete noleggiare le cassette di sicurezza direttamente al Groezrock, che contengono anche la presa per ricaricare il cellulare ed eventualmente la GoPro o la macchina fotografica. Non so quanto costino, perché io preferisco le soluzioni DIY e arrangiarmi con le mie cose.

Il campeggio al Groezrock

Nel campo c’è abbastanza spazio da non dover montare le tende una sopra l’altra. Noi poi siamo arrivati piuttosto presto e quindi siamo riusciti ad accaparrarci un angolino non certo isolato, ma un po’ più lontano dalla calca centrale. Sapete, siamo sociopatici anche di notte.

La nostra tenda era una Quechua Arpenaz 3 XL, una tre posti che in realtà diventa perfetta per due persone con tanti bagagli, con una tenda più piccola probabilmente sarebbe stato un bel casino, anche perché avevamo tutta la roba digitale che occupa spazio: macchina fotografica, GoPro, batterie, caricabatterie eccetera.

Appena arrivati abbiamo allestito subito un campo di lavoro, mi sembra ovvio, cosa fare altrimenti al Groezrock il giorno prima del Groezrock!?

Non si batte mai la fiacca

Vi do qualche consiglio per sopravvivere al freddo in tenda. Innanzitutto il sacco a pelo dev’essere di quelli stretti, possibilmente a mummia e possibilmente di quelli invernali, ma questo non è sufficiente. Sotto al sacco a pelo consiglio di mettere il solito materassino da campeggio e sotto ancora uno di quei materassini isolanti tipo questo (fondamentale). Se poi ne avete la possibilità, mettete sotto tutto quanto un telo termico come questo ed eventualmente avvolgete il sacco a pelo dentro un’ulteriore telo termico, questo farà la differenza.

So che sembra esagerato, ma vi assicuro che non lo sarà e che nonostante questo avrete un freddo fottuto.

Noi abbiamo provato anche ad incollare con lo scotch un telo termico sopra la tenda, all’esterno. È stata una mossa errata, ha svolazzato per tutta la notte grazie al vento diventando in un nanosecondo il suono più disturbante di tutto il campeggio, tanto che per non farmi riconoscere il giorno dopo per toglierlo ho messo fuori dalla tenda solo la mano.

Assolutamente indispensabile alla sopravvivenza è lo scotch americano, che ho usato dopo la prima notte per tappare tutte le fessure e le prese d’aria di quella fottutissima tenda.

Posizione tattica: vicino ai cessi!

Se avete bisogno di silenzio portatevi dei tappi per le orecchie, perché silenzio non ce ne sarà per niente. Mai. Se invece avete bisogno di buio portatevi una di quelle mascherine anti-stupro, perché di buio non ce ne sarà per niente. Mai.

Se avete bisogno di entrambi portatevi una tuta da palombaro che è la cosa migliore, anzi, forse il campeggio non fa per voi. Valutate l’ostello, checche.

Mascherina anti-stupro: riduce i reati sessuali del 125%

Quanto costa andare al Groezrock?

Costa meno di quanto non possa sembrare. In due abbiamo speso circa 350€ a testa, escludendo dal conto le varie magliette prese al merch e i biglietti del festival perché eravamo accreditati ma… includendo anche i successivi tre giorni che abbiamo passato a Francoforte! E non siamo nemmeno mai stati troppo attenti alle spese.

Ah, dal conto sono escluse anche le multe svizzere.

Penso che dovendo pagare anche i biglietti di ingresso ed il campeggio, e rinunciando alla visita a Francoforte, avremmo speso gli stessi soldi, o anche un poco meno.

Ne vale la pena? Se vi piace il genere e avete voglia di sporcarvi un po’ le mani nel fango e ingegnarvi tutto il giorno per trovare un modo per non morire di freddo la sera, direi che non solo ne vale la pena, ma è una cosa da fare almeno una volta.

Noi ci torneremo? Se ci sarà una line-up anche solo lontanamente interessante io penso proprio di sì. Intanto il duo sociopatico Franzi + Lomba sta iniziando a pensare alla prossima tappa: Punk Rock Holiday 1.6!

Crediti vari
Le fotografie le ho fatte con l’iPhone 6. Quelle belle e a fuoco. Le altre le ho fatte con una Fujifilm F770 EXR. I video li ho girati quasi tutti con una GoPro HERO4 Black Edition, ma i video ancora non li avete visti. È doveroso per me ringraziare la mia compagna di viaggio Francesca Zigrino, senza la quale questo viaggio non ci sarebbe stato. Trasformeremo i nostri problemi in un format, voialtri aspettate i video e poi capirete perché!