L'Eredità della Spada: un viaggio nel fantasy italiano con Cristina Azzali - Andrea Lombardi
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L’Eredità della Spada: un viaggio nel fantasy italiano con Cristina Azzali

Cristina Azzali, autrice veronese di 26 anni, ci parla delle sue ispirazioni letterarie e di cosa significhi essere autori oggi in Italia

L’Eredità della Spada: un viaggio nel fantasy italiano con Cristina Azzali

Era una notte buia e tempestosa e…

…e armata di matita e quaderno, alla luce di una candela (perché il temporale aveva fatto saltare la corrente), ho iniziato a delineare quelli che sono poi diventati i quattro personaggi principali di L’eredità della Spada. In seguito ho abbozzato una trama che, col passare del tempo, si è arricchita di una quantità sempre maggiore di dettagli.

Diventare una scrittrice è sempre stato il mio sogno e crescendo ho sempre assecondato tutto ciò che la fantasia mi suggeriva di creare. Da tempo però stavo cercando una storia che potesse essere sviluppata in una serie di romanzi e che fosse realmente pubblicabile, dalle fan fiction e dai racconti scritti per gioco, ho deciso di passare al livello superiore.

Che cosa hai rubato a Sir Walter Scott e R.L. Stevenson?

Non mi permetterei mai di rubare niente a due pilastri della letteratura come loro, però è vero che sono stati la mia principale fonte di ispirazione per questo primo libro. Dei romanzi “Waverley” di Scott e “La freccia nera” di Stevenson ho voluto ricalcare l’aspetto più formativo, incarnato nella figura di un protagonista che, per la prima volta, si ritrova al di fuori di un ambiente protetto e prende coscienza di sé e del mondo. Dal classico “Ivanhoe”, invece, ho attinto per l’atmosfera medievale e tutto ciò che riguarda cavalieri, tornei, castelli e paesaggi.

Penso che sia molto strano incontrare una ragazza che scriva libri sulle guerre tra i regni… non è un argomento da uomini?

Non credo esistano argomenti “da donne” e argomenti “da uomini”. Ogni tematica può essere trattata a prescindere dal sesso o dall’età; ogni autore mette la propria sensibilità e la propria esperienza al servizio della storia, per fornire un punto di vista unico ed esclusivo. O, almeno, questo è quello che dovrebbe essere fatto.

Ci tengo a precisare, però, anche per non creare false aspettative nei potenziali lettori, che questo romanzo non tratta di una guerra in corso, bensì di una che si è conclusa; l’attenzione è quindi puntata su tutto ciò che un conflitto può lasciarsi dietro una volta tornata la pace, specialmente sul senso di perdita e sul lutto.

Fammi tre commenti veloci su:

  1. Harry Potter: una saga che ho letto da poco, anche se, come milioni di persone, conoscevo già la storia e il fenomeno. Mi dispiace non averlo fatto prima, perché credo che seguire lo sviluppo della storia “in tempo reale”, fremere d’attesa all’uscita di ogni nuovo capitolo e trovarsi cresciuti assieme ai personaggi sia stata un’esperienza incredibile, per coloro che l’hanno vissuta.
  2. Il Trono di Spade: attendo con ansia The Winds of Winter e ogni anno spero che sia quello buono. È un’opera immensa, sia per la complessità dell’intreccio, per la quantità e l’approfondimento dei personaggi che per le descrizioni particolareggiate e barocche. Seguo anche la serie HBO, ma l’ultima stagione è stata un tantino deludente.
  3. Il Signore degli Anelli: per me è molto più di un libro! È un universo, una passione, una filosofia. Sarò banale, ma credo che la mia vita sarebbe stata molto diversa se non avessi scoperto Tolkien a 12 anni; e anche io, come persona, sarei molto diversa.

Ma “Italia” e “Fantasy” si conciliano facilmente?

Generalmente il fantasy è associato ai paesi anglofoni ed è innegabile che le saghe di maggior successo siano state scritte da autori inglesi o americani. Ma uno dei miei autori fantasy preferiti è polacco e questa è la prova che la scrittura non conosce confini.

Anche l’Italia può vantare un discreto numero di autori fantasy, più o meno famosi, ed è un genere molto popolare tra gli esordienti.

Tra i lettori, poi, credo di poter affermare con una certa sicurezza che sia uno dei generi più apprezzati, non soltanto dai giovanissimi.

Essere scrittore in Italia oggi… che significa?

La situazione è complessa: l’offerta supera di gran lunga la domanda. Sono sempre di più le persone che scrivono e sempre meno quelle che leggono. Questa non è certo una mia impressione, i dati purtroppo lo confermano.

Di fronte a questo scenario credo che, soprattutto per gli esordienti, sia utile e saggio crearsi una piccola cerchia di lettori fedeli; rinunciare a puntare alla grande distribuzione e al grande pubblico (che spesso, purtroppo, legge solo assecondando i trend del momento o i casi editoriali) a favore di un gruppo di appassionati del genere il cui interesse durerà nel tempo e che, quindi, permetterà all’autore di poter lavorare ad altri progetti.

Costruire una saga è un’impresa ambiziosa e rischiosa e penso sia impossibile riuscirci se non si è in grado di conquistare una solida base di pubblico con il primo romanzo. Il successo è la somma di diversi fattori e spesso la qualità del prodotto è soltanto in fondo alla lista, per questo ripetersi (se non addirittura superarsi) con una seconda fatica è quanto mai complicato. Io, nel mio piccolo, spero di farcela.

Te la senti di fare un augurio a tutti i giovani (e non) che vogliono intraprendere questa strada?

Armatevi di pazienza e tenacia; preparatevi ad essere rifiutati, a volte anche ingannati, ma soprattutto ignorati. Questo è purtroppo il triste destino a cui vanno incontro moltissimi esordienti di talento: l’essere snobbati, solo perché non possono permettersi un agente letterario o non hanno mai vinto un concorso.

Volate basso, come si suol dire: rivolgetevi pure alle case editrici più famose (provare non costa niente, l’ho fatto anch’io), ma non dimenticatevi dei micro-editori, poiché spesso sono proprio loro i più attenti alla qualità.

Siate sempre iper critici nei confronti del vostro lavoro, non lasciatevi trasportare eccessivamente dalla bellezza del creare e tenete sempre in considerazione i giudizi esterni; il romanzo perfetto è una chimera, un traguardo per pochi eletti, tutto può essere migliorato.

Se veramente credete in ciò che fate, se la scrittura per voi non è solo un capriccio passeggero, ma una vera passione, allora saprete mantenere il sorriso e la determinazione anche di fronte agli ostacoli che sembrano insormontabili e, quando i vostri sforzi saranno ripagati, vi assicuro che avrete mille soddisfazioni.

29 Gennaio 2016
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