Chiacchiere

Non fatevi fregare dai giornalisti in malafede sulla riforma del copyright

6 Settembre 2018

Questa mattina ho cercato informazioni sullo stato della riforma del copyright europea che vorrebbe distruggere internet in nome della tutela del diritto d’autore.

In soldoni l’Europa vorrebbe colpire (come al solito) due colossi americani, Facebook e Google, obbligandoli a pagare un obolo alle testate giornalistiche quando sulle loro piattaforme compaiono parti dei contenuti dei giornali (anche solo lo snippet dei link che contiene il titolo e l’anteprima dell’articolo).

A parte il privilegio evidente poiché questa norma riguarda esclusivamente le testate giornalistiche, mi sono molto stupito di trovare proprio su Google News un comunicato dell’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) che accoglieva con toni speranzosi questo provvedimento. Secondo l’AGI infatti la crisi dell’editoria coincide con il passaggio dei lettori dalla carta al web, e questo provvedimento europeo non farebbe altro che riportare giustizia nella “catena del valore”.

C’è un problema però.

Non sono né Google né Facebook a “rubare” il lavoro dei giornalisti, sono i giornali a fornirlo volontariamente a questi soggetti, in cambio di visibilità.

Dovete sapere, per esempio, che per comparire in Google News bisogna affrontare una lunga trafila di approvazione prima di essere presi in considerazione dalla piattaforma. L’AGI l’ha affrontata, come l’ha affrontata questo sito, perché era evidentemente interessata alla visibilità che avrebbe avuto in cambio.

I patti però erano chiari: contenuti in cambio di visibilità. Perché oggi vogliono ritrattare e pretendono di essere pagati?

Su Facebook non è diverso: chi ha scelto di spostare parte delle redazioni sui social? I giornali. E anche qui i patti erano chiari fin dall’inizio.

Tranquilli, ho la soluzione

Mi rendo conto che il meccanismo possa essere sfuggito di mano agli ignari editori e di questo mi dispiaccio.

Li capisco in fondo, non hanno compreso il funzionamento del mezzo internet e ci si sono buttati a capofitto, senza essere preparati. Oggi si sentono incastrati in piattaforme che, dal loro punto di vista, gli rubano il lavoro.

Per fortuna però la soluzione c’è.

Tanto Facebook quanto Google infatti offrono strumenti semplici per liberarsi dal proverbiale patto col diavolo.

È molto semplice cancellare un sito dall’indice di ricerca di Google, rimuoverlo da Google News e fare in modo che i suoi contenuti non possano più essere rubati da Facebook per comporre quel criminale snippet di anteprima.

Gli strumenti ci sono e la loro applicazione è banale.

Ho deciso perciò di mettermi gratuitamente a disposizione di tutte le testate che volessero essere salvate dalla morsa letale di Google e Facebook.

Ho gli strumenti e la conoscenza per farvi scomparire da queste piattaforme in pochi giorni, liberandovi finalmente dal meccanismo che tanto combattete.

Contattatemi e vi aiuterò volentieri.

Vi aspetto.

PS: il provvedimento, bocciato a luglio, è stato approvato il 12 settembre.

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