Il Portone del Diavolo - Andrea Lombardi
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Il Portone del Diavolo

Porte e portoni non hanno una grande attrattiva ma a Celadina ne sanno sempre una più del Diavolo. Lucifero is the new Renzo Piano.

Il Portone del Diavolo

Non è lo smog e neanche La Morla che puzza così tanto per le strade di Bergamo. L’odore che si sente a Celadina, sulla strada che va da Bergamo verso Seriate, è quello di zolfo, il fetore del Diavolo.

Molto tempo fa la zona chiamata Celadina era aperta campagna. Lì vi si stabilirono i De’ Tassis, ramo della famiglia del celebre Torquato, e vi fecero costruire una grande tenuta. Era il 1550, il rinascimento era agli sgoccioli e il buon Gian Giacomo De’ Tassis, inebriato dalla perfezione classicista, voleva un gran bel portone in pietra che introducesse degnamente la nuova abitazione. Così chiamo l’architetto Sandro di Sanga, il quale poco dopo presentò il progetto.

«Assolutamente no» rispose il nobile, «decisamente troppo medievale, e poi non s’intona col paesaggio». Deluso e amareggiato, e dopo una serie di inutili trattative, Sandro si lasciò sfuggire la frase «Ah! Neanche il Diavolo in persona riuscirebbe a costruirla».

Quella stessa notte qualcuno si presentò a casa dell’architetto, vestito di fuoco e dal ghigno malizioso: il Diavolo in persona. Una volta recuperata la lucidità, Sandro capì che non ci sarebbe stato dialogo, ci avrebbe sicuramente rimesso. Pensò dunque di servirsi del Demonio per costruire quella porta maledetta e la mattina seguente era già stata edificata, collaudata e incisa con efficienza infernale.

Peccato che il signor Gian Giacomo fosse un osso duro, difficile da soddisfare: pur apprezzando la grande rapidità dell’opera, non era comunque compiaciuto di come la tipologia di pietra “incupisse la vista sullo sfondo orobico”.

Il costruttore si servì nuovamente dell’aiuto demoniaco e la notte successiva, tra fulmini e saette, il portone venne abbattuto e ricostruito in base alle esigenze di De’ Tassis, il quale fu finalmente appagato e poté godere di un ingresso da fare invidia a tutti i gentiluomini da Seriate a Pagazzano.

Un lieto fine, probabilmente, se non si considera quel sentore sulfureo che si avverte nell’aria durante le tempeste; la gente lo scambia spesso per inquinamento, ma i residenti sanno che il Diavolo in quel momento sta osservando attraverso la porta, sorridendo beffardo.

7 Dicembre 2016
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