Chiacchiere

Chi ha inventato il primo personal computer? La storia sconosciuta della Olivetti

17 Ottobre 2015

All’inizio degli anni ’60 l’idea di mettere un computer su una scrivania era un concetto talmente lontano dall’immaginazione della gente che, quando venne in mente all’ingegner Pier Giorgio Perotto, quasi nessuno degli alti dirigenti di Olivetti credette che potesse servire a qualcosa o a qualcuno.

Quella era l’epoca dei grandi mainframe, computer che erano grossi come stanze, giganteschi sistemi elettromeccanici costosissimi e programmati da super tecnici in camice bianco che avevano più l’aspetto di scienziati pazzi che di gente comune.

L’Olivetti, che produceva macchine da scrivere e calcolatrici, già negli anni ’50 si era lanciata nel mercato dell’informatica sfidando i colossi americani, sotto la guida geniale di Adriano Olivetti, imprenditore illuminato e mente geniale, figlio di quel Camillo Olivetti che nel 1908 fondò l’impresa.

La guida di Adriano Olivetti

Adriano Olivetti, ingegnere, imprenditore, intellettuale, politico, urbanista, editore, saggista, che aveva iniziato la sua carriera come operaio nella ditta del padre, schedato come sovversivo dal regime fascista, morì improvvisamente nel 1960 a causa di un’emorragia cerebrale. Fu un duro colpo per l’azienda, alla cui direzione gli succedette il figlio Roberto Olivetti, ma fu una grave perdita anche per tutta la società civile, che perse una delle menti più brillanti e innovative del ventesimo secolo.

Adriano è stato un imprenditore a cui non va solo riconosciuto di aver portato al successo commerciale un’azienda, ma soprattutto di aver creato all’interno e all’esterno della sua fabbrica una vera e propria società organizzata, con scuole, biblioteche, ospedali e condizioni di lavoro che sono state studiate da tutto il mondo, senza mai essere state replicate.

In Olivetti, al tempo di Adriano, c’era un fermento culturale e un humus fertile da cui sono nati progetti geniali e nel quale sono cresciute menti brillanti che hanno caratterizzato la storia e la cultura d’Italia del secolo scorso.

Adriano Olivetti, definito imprenditore rosso dall’allora presidente della Confindustria, che esortò i suoi associati a boicottare i suoi prodotti, da solo vale un approfondimento a parte, ma per chi volesse saperne di più lascio il link ad un servizio di RAI Storia: Adriano Olivetti – L’Imprenditore Rosso.

I primi computer (non personal)

Nei primi anni ’60 i computer, soprattutto negli Stati Uniti, iniziavano ad entrare prepotentemente in ogni aspetto della vita quotidiana, ma si trattava di macchine che poteva permettersi solo il governo, l’esercito e qualche colosso finanziario, venivano infatti usati per gestire le tasse, fare calcoli finanziari e simulare la traiettoria dei missili.

C’era preoccupazione nella popolazione, perché ci si rendeva conto che “stava succedendo qualcosa” e che questo poteva essere pericoloso. Qualcuno, intervistato per strada, ipotizzò che “un giorno il governo unirà in una rete tutti questi computer e noi non saremo più liberi”, un timore condiviso da molti. Chi avrebbe mai potuto immaginare, in quel momento storico, di mettersi un computer sulla scrivania per tenere la contabilità familiare o di una piccola azienda?

Arriva la Programma 101, il primo personal computer della storia

L’ingegner Perotto all’Olivetti ebbe questa intuizione, mentre nello stesso periodo Steve Jobs, dall’altra parte del mondo, andava ancora in giro in braghette corte saltellando e correndo tra gli albicocchi della sua Silicon Valley, pensando di certo a tutto salvo che all’informatica.

Era il 1962 e il team di Perotto diede vita al progetto Programma 101, una macchina completamente nuova ed innovativa sotto ogni aspetto, una filosofia di computer inesistente fino a quel momento e destinata a cambiare per sempre la storia dell’umanità. È con la Programma 101 che è nato tutto, è lei la capostipite della dinastia dei personal computer. Ed è colpa sua se oggi abbiamo il Comic Sans.

La sfida era tutt’altro che banale, non si trattava solo di riuscire a vendere un prodotto di cui nessuno ancora sentiva la necessità, ma il problema era soprattutto riuscire a realizzarlo, dal momento che all’epoca tutta la tecnologia era a dimensione di mainframe e non certo di personal computer, a partire dalle memorie che occupavano mezzo metro cubo e pesavano svariati chili, passando per tutti gli altri componenti.

Il primo personal computer lo ha costruito il team di Perotto alla Olivetti

Perotto e i suoi uomini, o meglio ragazzi, visto che alcuni di loro avevano appena diciannove anni ed erano alla prima esperienza di lavoro, in due anni risolsero tutte le sfide tecniche e introdussero un nuovo tipo di memoria, la memoria magnetostrittiva, sostanzialmente un filo di acciaio arrotolato che rappresentò la svolta che permise alla Programma 101 di diventare realtà.

Ma come permettere alla macchina di eseguire un programma pre impostato e scritto da qualcun altro? Ecco l’altra geniale invenzione, la cartolina magnetica, una striscia di carta con uno strato di vernice magnetica sulla quale erano memorizzate le istruzioni di un programma. Nacque così il padre del floppy disk, quel supporto che sarebbe in seguito diventato uno standard mondiale.

Come spesso accade è l’avere avuto una formazione diversa, è quella sana ignoranza che ha solo chi ha avuto un percorso diverso dagli altri, non standard, ciò che ha permesso a molti innovatori della storia di avere un punto di vista differente e risolvere un problema in un modo nuovo, innovativo. È più facile mettere in discussione lo status quo se non ci si è cresciuti dentro.

Roberto Olivetti, che avendo ereditato parte della visione del padre condivideva l’entusiasmo per il lavoro di Perotto, affidò il design della macchina ad un giovane e promettente architetto, laureato da pochissimi anni al Politecnico di Milano, Mauro Bellini. Oggi Bellini è titolare di venticinque opere di design esposte permanentemente al MoMA di New York.

Bellini disegnò una macchina da ufficio che doveva essere un prodotto con cui relazionarsi, non un banale contenitore di circuiti elettronici e congegni meccanici, ma un oggetto che doveva integrarsi nella sfera personale di chi lo utilizzava.

Tutto stava procedendo per il meglio, ma nel 1964, quando ormai si era ad un passo dalla Programma 101 funzionante, ecco la tragica svolta.

Il personal computer Olivetti sopravvive allo smembramento dell’azienda

L’Olivetti si trovò in difficoltà economiche e fu costretta a ricorrere all’aiuto di finanziatori esterni, per salvarla intervenne una cordata di imprenditori capitanata da FIAT, Pirelli, IMI e Mediobanca, i quali la salvarono a patto che cedesse tutta la divisione elettronica.

«L’Olivetti è un’azienda solida, che però ha un neo. Questo neo, che deve essere estirpato, è rappresentato dall’elettronica.»

Secondo i nuovi investitori nessuno in Europa avrebbe potuto competere con le aziende americane in fatto di informatica, così costrinsero l’Oliva a cedere tutto il comparto informatico, che venne acquistato dalla statunitense General Electric.

Tutto, tranne un piccolo pezzettino, proprio quello che riguardava la Programma 101, un progetto talmente snobbato dalla dirigenza da risultare insignificante, quasi inesistente, tanto che riuscirono in una notte, cancellando da tutti i documenti che lo riguardavano la parola Calcolatore e sostituendola con Calcolatrice, a farlo passare come una banale macchina da ufficio elettromeccanica, così da slegarlo dal reparto informatico e permettergli di rimanere in azienda.

Il primo pc della storia all’Expo di New York del 1964

Superato il rischio di essere venduti al colosso americano, l’Olivetti decise di presentare la Programma 101 in una stanzetta secondaria del suo stand all’EXPO del 1964 di New York.

La relegarono in una stanza secondaria perché non era considerata un prodotto, il core business erano le calcolatrici e le macchine da scrivere, non certo i calcolatori da scrivania, cosa che nemmeno esisteva.

Per l’Olivetti la P101 era un giocattolo buono solo per far vedere al mondo cosa l’Olivetti sarebbe stata in grado di fare se solo avesse voluto, un po’ come sono oggi le concept car che le case automobilistiche presentano ai vari saloni dell’auto. Puro esercizio di stile.

Dopo i primi giorni di esposizione l’acclamazione popolare li obbligò a spostare la macchina al posto d’onore, divenendo l’attrazione principale dell’intera fiera. La gente non si spiegava come una macchina così piccola potesse fare cose così complesse, come calcolare l’orbita della Luna intorno alla terra, e la cosa più difficile fu convincere le persone che quella piccola scatola di plastica non era collegata con cavi nascosti a nessun grande computer che si trovava nella stanza accanto.

Verso il successo commerciale della Programma 101

Fu subito un successo commerciale, e finì che l’Olivetti davanti alla richiesta ne produsse 44.000, alcune delle quali vennero utilizzate dalla NASA per il programma Luna.

Il seguito è storia nota: la Hewlett-Packard copiò la P101 con la sua HP 9100A, tanto che per produrla dovette pagare 900.000$ di royalties, e sulla via aperta da Olivetti e continuata da HP infinite altre macchine nacquero e vennero commercializzate e il personal computer divenne un oggetto insostituibile. Nei vent’anni successivi quel clima di pionierismo e di ricerca tecnica che aveva generato il progetto P101 venne rimpiazzato dalle dinamiche di un’industria oramai consolidata.

Per capire la velocità con cui crebbe l’industria informatica basti pensare che nel 1964 la Programma 101 diede il via al concetto di personal computer e che nel 1984, soli vent’anni dopo, la Apple Computer presentò il Macintosh. Una nota doverosa bisogna farla proprio sulla Apple, il cui fondatore Steve Jobs nutriva ovviamente ammirazione per l’Olivetti, tanto che oggi viene considerata una delle poche aziende ad aver ereditato parte della sua capacità innovativa, sebbene la Apple non rappresenti niente, neppure lontanamente, di ciò che l’Olivetti rappresentò come fenomeno sociale.

Questa è la storia semi sconosciuta di una squadra di pionieri geniali, italiani, che negli anni ’60 inventarono il pc e che fino a pochi anni fa era rimasta nell’ombra, perduta tra le pieghe della storia. Mi sembrava giusto dargli spazio su queste pagine, come penso sarebbe giusto raccontare la storia di Adriano Olivetti e, perché no, di quegli uomini che a nemmeno trent’anni dalla sua morte distrussero e stuprarono l’Olivetti e che oggi sono noti al grande pubblico perché sono stati Ministri della Repubblica, o perché sono stati scelti come testimonial di luoghi che si autoproclamano fucine di innovazione, quando sono solo l’espressione, con immagine rinnovata, di ciò che distrusse il sogno di una grande realtà come Olivetti.

Amen. Alla memoria di chi ci ha messo l’anima.

Documentario di approfondimento sul primo personal computer e chi lo ha inventato

Link di approfondimento