La Regina Guerriera di Brembilla - Andrea Lombardi
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La Regina Guerriera di Brembilla

Una volta era la regina di Brembilla e tutti la temevano. Aveva tutto, ma il vitello le ha rovinato la vita.

La Regina Guerriera di Brembilla

«Abdica e sii re di te stesso» disse Fernando Pessoa, ma a Gisella non sarebbe importato nulla, visto che era una regina.

In una montagna sopra a Brembilla c’era uno splendido castello che dominava la valle, con torri massicce e merlatura secondo la moda dell’epoca, su cui è meglio tacere per non scatenare la solita faida Guelfi-Ghibellini. Dal mastio la regina scrutava il paesaggio, in attesa dei nemici.

C’era sempre qualche povero sciocco pronto a sfidarla, che finiva prontamente impiccato nella piazza del paese, penzolando assieme a tutti quelli che le sbeffeggiavano il nome. Era sempre in prima linea, a fianco dei suoi soldati, combatteva valorosamente e non perse mai una sola battaglia. Una vera eroina. Era bella e fiera, abile con la spada e scaltra come un furetto. Aveva un unico grande difetto: l’ossessione per l’oro; non proprio tutto ciò che luccica o la ricchezza in sé, soltanto per l’oro.

Un giorno arrivò la notizia che, molto vicino alle sue terre, si era accampato un re con il suo esercito. Egli aveva con sé una preziosissima corona d’oro e un enorme vitello, anch’esso dorato e sfavillante. Gisella radunò i suoi soldati, raccontò loro della bella notizia e disse a tutti di prepararsi per la battaglia, sarebbero partiti la sera stessa.

Era una notte d’agosto, la luna era piena e luminosa, le armature dei soldati brillavano tra i fuochi di campo. Le truppe della regina attaccarono con coraggio, sbaragliando l’esercito nemico e mettendo in fuga il re. Gisella lo rincorse e lo scovò nei pressi delle rocce dell’orrido, dove terminò la sua corsa in un ripido burrone. Prima di morire, però, lanciò una maledizione a colei che lo derubò del vitello d’oro, simbolo della propria fede.

La regina non se ne curò più di tanto, aveva la corona e il suo nuovo vitello. Non aveva tempo di preoccuparsi di stupide religioni bovine. Tornò vittoriosa al suo castello con la pregiata refurtiva. Soltanto poco prima di ritirarsi nelle sue stanze si rese conto che c’era qualcosa di strano. Dall’orizzonte pareva essersi levata una nube di cenere, un’enorme nuvola nera. Nell’aria c’era odore di zolfo e la terra cominciò a tremare. Un temporale d’inaudita potenza, con fulmini e saette interminabili, distrusse tutta la fortezza, inghiottendo sovrana, sudditi e vitello in una grande voragine scura.

Di Gisella e del suo castello non rimane più nulla, se non qualche stoica pietruzza e una roccia di cemento, ancora oggi visibile nella località di Castel Regina, che ricorda un eroico passato. E un nefasto vitello.

22 Novembre 2016
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