Lomo: la bellezza degli sbagli - Andrea Lombardi
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Lomo: la bellezza degli sbagli

Macchinette colorate che regalano effetti vintage ed errori ormai superati con l'avanzamento tecnologico. Cos'avranno di così speciale queste Lomo?

Lomo: la bellezza degli sbagli

L’elogio del rullino e della foto casuale: la lomografia è un gioco bellissimo

Potrà sembrare nient’altro che l’ennesimo manifesto dell’hipsteria generale di cui siamo vittime nel nostro secolo, ma la Lomo, acronimo di Leningrad Optics & Mechanics Amalgamation, va ben oltre il trend del jeans con risvolto e caviglia nuda a gennaio.

Queste macchine fotografiche sono solo giocattoli, apparenti prese in giro ironiche delle super tecnologiche reflex che ci ammiccano luccicanti dalle vetrine dei negozi. Non a caso vengono chiamate anche Toy Cameras: sono colorate, costruite in plastica leggera, con anche le lenti in plastica.
E quello che ci possiamo fare con queste simpatiche macchinette è, come recita il motto della Lomo: “non pensare, scatta!”. Un concetto che i fotografi non sono soliti considerare nel loro lavoro, tutto costruito su ponderazioni, giusti calcoli, prospettive studiate, attese infinite del singolo momento perfetto…
Eppure, anche in questo gioco anarchico e sovversivo della fotografia standard, ci sono 10 comandamenti da seguire, noti a tutti gli adepti del culto dell’analogico vintage e imperfetto:

1- Porta la tua lomo ovunque tu vada.
Lei sarà la tua nuova migliore amica. È piccola, carina da vedere, semplice da usare, la infili in borsa o nello zaino, prendi le chiavi e vai. Il mondo è il tuo set. Ovunque tu vada sarà con te, quando sentirai di volerlo fare, lo farai: la sfodererai e scatterai.

2- Usala sempre di giorno e di notte.
Non pensare agli iso, ai tempi di esposizione, alle luci deboli. Tu scatta, crea, inventa, esplora quando senti che il momento è quello giusto, o senti di volerlo fare e basta.

3- La lomografia non è un’interferenza nella tua vita, ma ne è parte integrante.
Non è un compito, non è un peso, è parte della tua giornata, è sempre con te, vive la vita con te seguendo i tuoi ritmi, e immortalandoli a seconda del tuo volere. Tu, protagonista e spettatore della vita, e lei, fedele compagna che salva ricordi, siete una squadra imbattibile.

4- Scatta senza guardare nel mirino.
Punta e clik. Non esiste la composizione, non esiste la regola aurea, non c’è griglia da seguire, non devi neanche guardare quello che fai, devi farlo e basta. E soprattutto non devi limitarla ai tuoi occhi, sollevala, abbassala, spingila dove tu non puoi arrivare con lo sguardo, e diventerà il punto di vista che non hai, ma che vorresti esplorare.

5- Avvicinati più che puoi.
Non aver paura, non guardare il mondo da lontano, ma diventa parte integrante di quello che fotografi. Non farti intimorire dalla possibilità di scoprire e conoscere, lascia che sia la tua macchinetta ad aprirti porte a cui non oseresti bussare.

6- Non pensare.
Riflettere potrebbe bloccarti, portarti a costruire composizioni e realtà più complicate, e anche farti perdere l’attimo. Segui l’istinto, il primo punto di vista che hai è il tuo primo approccio alla realtà, quello più spoglio di giudizi e quindi il più puro, il migliore da congelare su pellicola.

7- Sii veloce.
Se non devi pensare, meglio farlo in fretta, corri insieme al mondo che corre intorno a te e non perdere l’attimo, afferra la macchina e scatta. È tutto ciò che ti serve fare.

8- Non preoccuparti in anticipo di quello che verrà impresso.
Abbandona la paranoia. In quel secondo di scatto sei libero, niente ha importanza, non devi avere un obiettivo, un risultato prefissato, devi solo buttarti nell’imprevisto per poi aspettare con emozione di terminare il rullino e farlo sviluppare per scoprire un punto di vista nuovo e senza strutture prefissate o ragionate.

9- Non preoccuparti neppure dopo.
Quando ritirerai le fotografie, qualsiasi cosa ci sarà impresso su quella carta, vedrai colori luci e inquadrature inaspettate, immagini tutte “sbagliate”. Eppure in realtà ti accorgerai che non esiste niente di sbagliato. Preparati ad ampliare i tuoi confini, nel mondo non ci sono solo logica e rigore. Non a caso la filosofia della Lomo è proprio quella della foto imperfetta: ingovernabile e da accettare con entusiasmo così come viene; è la celebrazione del caso e della fortuna.

10- Non preoccuparti di nessuna regola.
Ora che hai imparato tutte queste regole, ricordati di fare qualsiasi cosa tu voglia. Sentiti libero di esplorare attraverso un click. In qualsiasi modo.

Ok? La regola è che non ci sono regole. La regola è che tutto è fotografia e non c’è bisogno di dargli sempre un significato, una giustificazione. L’immagine è fine a se stessa in questo gioco di luci, colori, immagini, momenti. È una storia di puro istinto.

Una storia che ebbe origine in una piccola azienda di San Pietroburgo che, fino al secolo scorso, produceva strumenti ottici avanzati per armi e, in seguito, macchine fotografiche a basso costo. Questo cambiamento avvenne per via di un generale dell’Armata Rossa, tale Igor Petrovic Kornitzkij, che immaginò una macchina fotografica a basso costo per il popolo sovietico, ispirato dai modelli giapponesi. Questo nel 1981.
Il vero e proprio fenomeno della lomografia, invece, ebbe origine dieci anni dopo, quando nel 1991 due studenti austriaci in gita a Praga scovarono una di queste macchine Lomo in un negozietto dell’usatoe la sfruttarono nel corso del loro viaggio per poi rimanere a bocca aperta di fronte al risultato, una volta rientrati a Vienna e fatti sviluppare i rullini. Fotografie meravigliosamente sbagliate, un caleidoscopio di errori casuali e scenografici.
Fu subito amore e fu proprio per questo amore che, in seguito, rilevarono il brand e decisero di sfruttare i difetti tecnici delle loro lenti, rivalutandoli come particolarità delle stesse. In men che non si dica, grazie al motto “non pensare, scatta!” ed al concetto in esso racchiuso, la febbre analogica si diffuse dall’Europa al Giappone, all’Australia, agli Stati Uniti.
Le vignettature, i colori saturi, le aberrazioni sono solo alcuni dei difetti tecnici che riacquistarono valore estetico grazie a questo nuovo trend: una moda analogica che voleva insegnare però quanto sia bello scattare senza prendersi sul serio, giocando, sbagliando e sperimentando casualmente.

Ci volle ben poco quindi perché la Lomo-mania facesse un salto ulteriore: fu fondata a Vienna la Lomographic Society, che oggigiorno rappresenta un business internazionale di successo con centinaia di sedi, una rivista, un marketing consolidato che assicura anche la sopravvivenza della pellicola nonostante l’avanzamento digitale, e un continuo aumento dei diversi modelli in circolazione.

Nata per curiosità e voglia di esplorare l’insolito ed il disuso, divenne una moda in pochissimo tempo e si impose anche come forma d’arte fotografica, sullo stesso piano delle altre più “tradizionali”.

La lomografia è diventata ormai un manifesto di chi si oppone alle regole tradizionali della fotografia bella e giusta, troppo ragionata, che perde di sentimento e di emozione impulsiva. Si respingono la rincorsa alla perfezione tecnica e l’avanzamento tecnologico che vuole la lenta morte del rullino e della stampa in camera oscura.

E per questo si instaura spesso e volentieri una sorta di rivalità malcelata tra chi si dichiara fotografo, portatore di reflex e ottiche professionali costose, corrette fino all’ultima aberrazione, e chi invece gioca coi rullini, impiastrandoli con luci e colori ed esposizioni multiple.
Il fenomeno Lomo viene visto come un semplice gioco di moda, una fissazione di chi si è scelto il culto del vintage, una presa in giro per chi con la fotografia ci vive e ci lavora.
…Eppure basta poco per aprire un attimo i propri confini, fare un salto per scavalcare la supponenza ed esplorare questo mondo che offre la possibilità, anche a chi praticamente la macchina fotografica ce l’ha cucita alla mano, di fare un esercizio importante: quello di liberarsi di tutte le regole imparate, di tutte le imposizioni da seguire per ottenere una fotografia “giusta”, e darsi finalmente allo scatto libero, senza pensiero e senza pregiudizio. Un esercizio per liberare la mente e, cosa importantissima soprattutto per chi pratica un’arte, scoprire nuovi orizzonti e punti di vista mai esplorati prima.
A volte, anche in fotografia, staccare il cervello è la ginnastica più proficua che si possa praticare.

14 Febbraio 2014
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