Musica

I musicisti mi hanno rotto i coglioni (riflessione sulle recensioni musicali)

25 Marzo 2016

Disclaimer

Questo articolo fa di tutta l’erba un fascio, è superficiale e contiene una serie sterminata di parolacce e suoni gutturali e corporali, che anche se non li udirete leggendolo vi assicuro che riecheggiano tra le righe. L’ho scritto sull’onda dell’emozione consapevolmente e non tornerò indietro a rifletterci per ammorbidirne i toni. Se mi conosci, pensa bene se vuoi proseguire nella lettura.

Quando gestisci un sito come questo hai a che fare con decine, centinaia, migliaia di musicisti e musicanti, imbonitori da palcoscenico e in generale tanti tipi di stronzi e arrivisti, che per dieci secondi di notorietà si taglierebbero il cazzo. Anzi, forse no, visto che è per lui che salgono sul palco.

Poi ci sono gli arrivati, animi spocchiosi e altezzosi che si annidano dentro ai corpi dei più insospettabili usignoli da pub, gente che mi provoca pruriti cui non resisto più. È proprio a loro che mi rivolgo, come se ci trovassimo faccia a faccia dentro uno di quei locali, davanti a una doppiomalto media…

Le recensioni

Sembri uno schizofrenico. Il tuo rapporto con le recensioni metterebbe in crisi qualsiasi filosofo classico e moderno. Tu e i tuoi colleghi mi bombardate di email per chiedermi recensioni di questo o di quel disco, la maggior parte dei quali sono dei mappazzoni inascoltabili di indie-rock wanna be bagnafighe, ma che riesce ad inumidire solo quella che alle medie si pensava sarebbe diventata dottoressa, ma invece due anni dopo è stata ingravidata dal tuo compagno – quello figo con le Silver -, e ora lei sta in amministrazione in una ditta del paese che vende cavi elettrici e lui gioca a calcio. Nella squadra della parrocchia.

A leggere le tue mail (alle quali se non rispondo mi telefoni) deduco che ‘ste recensioni ti servano come l’ossigeno, invece quando te ne capita una che non dice quello che vorresti e che non ti tratta come il genio quale-sei-ovviamente esce fuori tutta la tua rabbia repressa nei confronti di chi le recensioni le scrive, che nove su dieci è una testa di cazzo esattamente pari pari alla tua, ma ora non cambiamo discorso perché stiamo parlando di te e mal comune non mezzo gaudio.

La verità sulle recensioni (sei un idiota)

Nel momento in cui ricevi una recensione che non gradisci scrivi la più grande cazzata che il tuo cervello, in una specie di eiaculazione precoce intellettuale, schizza in faccia a quelli che ti seguono su Facebook: «blogger falliti al posto che parlare della musica degli altri fate qualcosa di vostro incapaci1!».

Tralasciamo il fatto che gliel’hai chiesto tu di parlare del tuo disco (che nove su dieci è di merda) e che abbiano scritto davvero una recensione (che nove su dieci è) davvero di merda. Io ti chiedo, pretendendo da te sincerità assoluta, caro il mio amico canoro che sali sul palco e pontifichi su tutti i problemi dell’umanità, dai temi sociali a quelli politici, dalla rivisitazione fantasiosa della storia alla filosofia spicciola da Facebook:

Ma che faccia da culo hai?

Da una parte canti di cose che sono ordini di grandezza più grandi di te dando un parere per cui tra l’altro, a differenza delle recensioni, nessuno ti ha scritto decine di email al giorno per avere, dall’altra invece fai sfoggio di spocchia e boria se qualcuno si permette di commentare la tua insignificante arte utilizzandone un’altra: la parola scritta (pirla!).

Se tanto mi da tanto sei un idiota se recensisci una recensione, ma qui sto deviando dal sentiero del pragmatico per filosofeggiare, quindi torniamo indietro.

La soluzione (smettila di fare il paraculo!)

So che sei solo un rancoroso musicista fallito e le recensioni non le chiedi perché ti interessa la recensione nella sua accezione più alta e nobile (cosa che quasi nessuno, forse, saprebbe darti), ma solo la visibilità: avere quattro spiccioli di attenzione dei lettori dei vari siti web. Allora perché ti senti così superiore da rispondere ad una recensione negativa dicendo che i blogger falliti parlano male del tuo disco, che non s’incula nessuno, solo per guadagnare qualche clic?

Guarda che quei clic non arrivano, perché del tuo album fottesega a nessuno, anche perché se così non fosse non dovresti pagare profumatamente un ufficio stampa che ti racimoli tre articoli in croce.

Facciamo così, visto che non sai accettare le critiche (magari errate e superficiali, per carità, ma pensa ai testicoli del tuo pubblico quando li obblighi a sorbirsi digressioni canore su quanto sia sbagliato il capitalismo, o di quanto sarebbe giusto rivoltarsi contro i potenti della terra) e visto che l’unica cosa che ti interessa è la visibilità, perché non mi chiedi di segnalare il tuo disco del cazzo al posto di chiedermi una recensione?

Mandami il tuo disco, mettici tutti i link per ascoltarlo e poi scrivimi: “zio, per favore mi fai una news e me lo segnali?”. Avrebbe tutto molto più senso: io non dovrei scomodare qualcuno per fargli scrivere di un disco che chiunque può ascoltare da solo su Spotify e decidere se è valido o meno a suo gusto (che degli orpelli tecnici e stilistici interessa solo a voi che suonate e ai vari segaioli da forum) e tu non avresti travasi di bile ogni volta che qualcuno omette di dire che hai il cazzo marmoreo. Sbaglio?

Fai così per una volta, da bravo.

Comunque, fly down fratello

Abbassa le orecchie amico mio, perché è vero, tra chi scrive recensioni ci sono molti cazzari, superficiali, ignoranti musicali, oppure persone che banalmente fraintendono il tuo messaggio. Però c’è gente che scrive (e scrivere è un’arte così come strimpellare la chitarra, oppure spargere colore su una tela) non dico con passione (la passione non giustifica gli orrori prodotti da nessuno), ma con creatività e creando valore per chi legge.

Proprio come fanno moltissimi dei tuoi colleghi musicisti.

Sai che se facessimo una cernita dei musicisti mediocri rispetto a quelli di valore non ne uscirebbero tanto meglio dei recensori? E no, non sono comunque umani migliori perché loro fanno arte, rincoglionito!

Il mio parere sulle recensioni

Preciso che non scrivo recensioni di musica perché non sono in grado di recensire un’arte che non so praticare e di cui so molto poco. Inoltre le trovo noiosi esercizi di stile da parte di chi scrive, buoni solo per arrapare lo stesso tipo di segaioli che comprano una reflex e passano l’anno successivo masturbadosi sui dati tecnici e, quando esce il modello successivo, la devono cambiare anche se con quella vecchia non hanno scattato manco mezza foto dalla finestra del bagno.

Inoltre trovo che nel 2016 non ci sia bisogno di recensioni, visto che un disco lo possiamo ascoltare gratis su Spotify e decidere se ci piace o meno. Penso che nel 2016 servano storie, semmai, contenuti interessanti in grado di raccontare cosa sta dietro a quel disco, chi lo ha fatto e perché lo ha fatto così, come si colloca nella cultura e in quel determinato periodo storico. E qualcuno che ci dica che differenza farà e soprattutto se la farà.

Non sto inventando niente di nuovo, sto parlando di un modello di recensioni che prima esisteva, ma che è stato sostituito da marchette e leccate di culo che servono per avere gli accrediti e imbonirsi gli uffici stampa, così da farsi concedere più facilmente altri dischi e possibilità di interviste.

È per questo che vengono fatte la maggior parte delle recensioni nel mondo, e anche la maggior parte dei pompini: accrediti. Tutto lì.

© Fotografia di copertina di Claudine Strummer