Musica

Nessuno tocchi i bagarini, il secondary ticketing è giusto

9 Novembre 2016

Il servizio de Le Iene sul fenomeno del secondary ticketing, finito all’attenzione delle masse per il caso nazionale del concerto dei Coldplay, ha scatenato un terremoto nel mondo degli addetti ai lavori e degli appassionati di musica. Non tanto perché parla di una pratica di cui tutti conoscevano già l’esistenza, quanto per la spudoratezza con cui tutto questo viene fatto.

Peccato, però, che questo problema non ci riguardi minimamente.

Il caso del secondary ticketing, così com’è stato raccontato nel servizio de Le Iene, è una faccenda privata che riguarda due società private: Live Nation Italia (ed eventualmente altri promoter) e TicketOne.

I ruoli sono presto spiegati: Live Nation organizza concerti e, in base ad un’accordo tra le due aziende, concede in esclusiva a TicketOne la vendita online dei biglietti dei suoi eventi.

A quanto emerge dall’inchiesta della Iena Viviani però, Live Nation avrebbe violato questo accordo vendendo sistematicamente migliaia di biglietti ai siti cosiddetti di secondary ticketing, i quali li mettono poi a loro volta in vendita su internet a cifre decisamente più elevate del loro prezzo originale. In alcuni casi anche venti volte di più.

Inoltre sembra che il 90% del ricarico applicato da questi siti torni indietro a Live Nation, in base ad un accordo tra le parti.

E quindi?

No, perché a parte il discorso di violazione dell’esclusiva di TicketOne, che riguarda i rapporti tra le due società e solo loro, in tutta questa faccenda non c’è niente di per sé illecito.

Non è illegale, mi dispiace (ma anche no)

Che vi piaccia o no, comprare biglietti per rivenderli ad un prezzo maggiorato non è illegale. Wikipedia spiega, senza approfondire, che in “molti Paesi” questa pratica è illegale, ma tra quei Paesi, fortunatamente dal mio punto di vista, non c’è l’Italia.

Così come non è illegale, in via di principio, comprare mille iPhone all’Apple Store per rimetterli in vendita nel proprio negozio al doppio del prezzo, non è illegale fare la stessa cosa con i biglietti di un concerto. E ci mancherebbe pure.

Ci sono anche due sentenze della Corte di Cassazione che confermano la liceità di questa pratica, una del 2006 e una del 2008.

Mettetevi l’animo in pace quindi, l’unico soggetto danneggiato da questa vicenda è TicketOne, che deciderà autonomamente se e come ricorrere contro Live Nation.

Non sono un esperto di diritto commerciale ma penso che, al limite, potrebbero ritenersi danneggiati gli altri organizzatori di concerti che hanno lo stesso accordo di esclusiva con TicketOne e che, a differenza di Live Nation, lo rispettano, trovandosi forse in una condizione di concorrenza sleale. Ma su questo punto rimango dubbioso, dal momento che comunque ogni promoter ha il suo portafoglio di artisti (in gergo il roster) che non si sovrappone mai a quello degli altri, e quindi non accadrà mai che ci saranno due aziende diverse in concorrenza per lo stesso concerto.

La questione morale

Il business è business e non guarda in faccia a nessuno, e finché si muove nella legge è tutto lecito. Gli affari non hanno nulla a che vedere con la musica, con la cultura, con i vostri valori di rocker e con qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

Per quanto mi riguarda, credo che se i siti di secondary ticketing esistono e riescono a vendere i biglietti a venti volte il loro prezzo, significa solo che ci sono molte persone disposte a pagarli quella cifra. E credo che sia giusto vendere un bene alla cifra alla quale i clienti sono disposti a pagarlo, fossero anche 2.000€ per un biglietto dei Coldplay.

Se c’è chi ha la possibilità di spenderli e decide di farlo, buon per lui. Non mi danneggia e farà la felicità di chi è stato così bravo da venderglierlo, fortunato quest’ultimo.

Naturalmente questa è la mia opinione di liberale estremo, e c’è chi ovviamente la pensa diversamente, come Claudio Trotta, il proprietario di Barley Arts intervistato tra l’altro nel servizio de Le Iene.

La battaglia di Claudio Trotta

Bisogna dare atto a Claudio Trotta di aver sempre portato avanti con serietà e dedizione la sua personale battaglia contro il bagarinaggio, frutto di una filosofia figlia di una palpabile e comprovata passione genuina per la musica, che peraltro dura da decenni.

Credo che la sua battaglia sia guidata dal principio di voler dare la possibilità a tutti i fan di acquistare un biglietto ad un prezzo che lui considera corretto, e trovo che questa scelta sia legittima tanto quanto quella di voler massimizzare i guadagni.

La differenza è che nei confronti della sua scelta e della sua coerenza c’è da togliersi il cappello, perché non solo ha scelto di rinunciare a guadagni elevati per non tradire i suoi principi, ma ha anche deciso di denunciare pubblicamente le violazioni dell’esclusiva con TicketOne da parte di altre aziende.

Questo ovviamente non cambia la mia opinione, anche perché in un libero mercato c’è la possibilità per Claudio Trotta e per tutti coloro che vorranno agire come lui di non cedere al mercato secondario e alla sua corsa al rialzo dei prezzi. E per chi invece decide di farlo, ci sarà sempre la possibilità di continuare a farlo, salvo accordi di esclusiva e altri contratti privati da rispettare. Che però riguarderanno sempre e solo le parti coinvolte.

Altre informazioni

Dopo il servizio de Le Iene lo tsunami ha travolto il mondo dei concerti. Qualche ora fa Vasco Rossi ha annunciato di aver lasciato Live Nation a causa di quanto emerso proprio nel servizio di Viviani. Prevedo che ci saranno altre notizie come questa, terrò aggiornato questo paragrafo.

Link di approfondimento