Rolling Stone non sta con Salvini? E 'sti cazzi - Andrea Lombardi
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Rolling Stone non sta con Salvini? E ‘sti cazzi

Ottima iniziativa di marketing, peccato per aver pestato la merda su Enrico Mentana, ma fondamentalmente nulla di nuovo

Rolling Stone non sta con Salvini? E ‘sti cazzi

Che Rolling Stone sia un giornale schierato a sinistra non si scopre certo dalla nuova copertina contro Salvini.

Basta seguirlo un po’ per capire quanto è intriso di retorica sinistroide.

Tutto legittimo, per carità.

Così come è legittimo bersagliare Salvini, se così gli va di fare, d’altra parte l’ambiente e il pubblico cui si rivolge è di sinistra.

Inutile fingere che non sia così, musicisti e fan, soprattutto nella scena indipendente, sono per cultura di quello schieramento.

E quei pochi che non vi appartengono sono comunque ben consapevoli di muoversi in un ambiente rosso a loro ostile e, di solito, comunque ben inseriti nel meccanismo da non farsi certo intimidire da una copertina multicolore.

Che poi intendiamoci, non occorre nemmeno essere salviniani per non essere di sinistra, ma questo a Rolling Stone non importa più di tanto perché, come sottolinea, basta tacere per essere complici.

L’iniziativa di Rolling Stone comunque, viste le premesse sul suo pubblico, è tutt’altro che audace, anzi, al contrario è addirittura piaciona e paracula.

Dal punto di vista del marketing è una mossa più che mai azzeccata, soprattutto per un giornale che negli anni ha perso appeal proprio in quel segmento di pubblico più radicale e “indipendente” della musica italiana, composto in larga parte da giovanissimi che già dalle prime ore hanno infatti dimostrato di apprezzare l’iniziativa, quando solitamente a Rolling Stone riservano solo insulti e sfottò.

Tutto legittimo e nulla di nuovo, se non fosse che a Rolling Stone hanno pestato una merda piuttosto grossa: iscrivere tra i firmatari* della petizione anti-Salvini pure Enrico Mentana che, subito dopo, ha smentito su Facebook di avere firmato quel documento.

* precisazione: in maniera molto paracula e fuorviante Rolling Stone ha riportato un muro di firme sotto il suo articolo per poi scrivere, in fondo, che è un elenco di persone che ha “contattato” e che non tutte hanno risposto. Non sarebbero quindi dei veri e propri firmatari. Questo è il modo corretto di fare giornalismo? A voi la sentenza.

Quando voglio dire qualcosa, la dico. In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come tutti qui su Fb. Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono solo a scopi identitari, o a volte peggio mirano a un po' di pubblicità gratuita...

Posted by Enrico Mentana on Giovedì 5 luglio 2018

Mi sembrerebbe tempo perso sottolineare come Rolling Stone faccia lo stesso gioco di Salvini “identificando un nemico” per cercare di unire il suo pubblico e posizionarsi come leader di quella corrente di pensiero, metodo che dice di voler combattere.

Tempo perso sottolinearlo perché questo è uno dei modi classici per raggiungere un posizionamento nella mente delle persone, che usiamo tutti, ivi compresi la Lega e Rolling Stone.

E anche perché questa iniziativa mi sembra solo una buona trovata per fare un po’ di rumore su Twitter e Facebook.

Chi ha più di vent’anni sa benissimo che in Italia ogni volta che non governa la sinistra è subito “emergenza” e la stampa e la cultura rossa si buttano a capofitto su una narrazione che tratteggia sempre le destre, anzi, le non-sinistre di volta in volta al potere, sempre come fasciste, pericolose, da abbattere.

Questo appiattimento porta solo a non fare più distinzioni tra le sfumature delle varie destre che si sono susseguite: Berlusconi, Fini, Bossi, Salvini, sono tutti personaggi profondamente differenti, ma nella narrazione di sinistra no.

Sono solo fascisti.

E i fascisti sono tutti uguali.

Ecco perché le destre che verranno dopo saranno sempre più di destra di quelle che le hanno precedute.

E ‘sti cazzi che Rolling Stone non sta con Salvini.

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