Scandalosa Gilda, il film da terza serata - Andrea Lombardi
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Scandalosa Gilda, il film da terza serata

Una perla trash del cinema erotico italiano! Un film perdibilissimo per serate imperdibilissime e memorabili

Scandalosa Gilda, il film da terza serata

Avete presente quei sabati sera tra amici in cui, dopo qualche bicchiere di vino in uno sperduto bar di paese, si finisce a casa davanti alla televisione a fare zapping ossessivo-compulsivo fino alle quattro del mattino?

Ecco, dopo qualche decina di minuti passati a vedere Lea di Leo e Stella Mares che si toccano le tette il silicone mentre rispondono al telefono, resistendo addirittura alla tentazione di telefonare in diretta per chieder loro cosa ne pensano della morte entropica dell’universo, si finisce sempre per scovare qualche piccola o grande perla del cinema trash.

E infatti anche questa volta non siamo stati delusi dall’amata televisione italiana, che ci ha servito una vera e propria chicca proveniente dal fruttuoso 1985: Scandalosa Gilda. Un film strepitoso che tocca il suo culmine con un inserto animato partorito dalla matita di Gibba, nel quale Mr. Cazz.. Ini, un simpatico cazzetto antropomorfo che vive nel paese di Cazziglia (nei pressi di Siviglia), ha un folgorante incontro con Scandalosa Gilda che non vi dico chi è per non spoileravi il finale.

Il film offre scene di esilarante surrealismo già a partire dal principio: tutto inizia con lei che becca suo marito a letto con un’altra donna, scoperta che li porta ad intraprendere un dialogo patetico che rimbalza tra i «che vergogna… se solo potessi…» di lui e i singhiozzanti «non mi lasciare» di lei.

La colonna sonora è quella classica che ci riecheggia nella testa quando pensiamo ai film italiani degli anni ’80, con bassi e batteria da disco music e sassofono che quando tira qualche nota lunga la si sente tremolare e traballare, come nella vecchia Tv della nonna quando ascolta la sigla di Un Posto al Sole a volume 32.

Cornuta & mazziata, la nostra borghesissima Gilda riceve dalla governante di casa un messaggio delirante formato audiocassetta del marito, che ascolta mentre si fa un bagno caldo (ottima scusa per infilarci una bella scena di nudo integrale). Lui le assicura che la ama, ma che «non può stare nemmeno un minuto senza vedere la sua amante», le chiede quindi di essere sua amica e le assicura che tanto, prima o poi, questa storiella finirà. Grandiosa interpretazione di ipocrisia che getta la nostra protagonista nel buio dell’insicurezza, dalla quale può uscire solamente grazie all’aiuto dell’ultrasettantenne governante, che con la sua saggezza ci regala una delle poche massime di tutto il film:

Quando le cose fra marito e moglie non vanno… la colpa, sta qua sopra!
(spiega picchiettando sul letto)

Quel che le governanti non dicono...

Quel che le governanti non dicono…

Gilda fa le valige e scappa sulle autostrade romane, dove incontra un cazzone vestito con un completo di lino bianco e un panama sulla testa, che gira cantando a squarciagola a bordo della sua pacchianissima Jeep decappottabile – che però, devo ammettere, fa molto eighties -.

Un quarto di film procede con lui che la insegue per tutta l’autostrada, fa il buffone, lei scappa, lui la insegue di nuovo e dopo ore di interminabili teatrini riesce anche a farla ridere facendola ingozzare di cibo (il cibo funziona sempre ve lo dico io, almeno nei primi 2-3 incontri).

Poi le chiede come mai è triste e lei quindi torna ad essere incazzata (manco a dirlo, questo riesce bene anche a me), ma nonostante la maldestria del nostro lei gli dà visibilmente corda, e infatti riesce infine a conquistarla mostrandole la sua ultima creazione, ovvero il corto animato che vi ho mostrato all’inizio (alla luce di ciò… tenetelo da conto!). Nel giro di pochissimo si ritrovano in un motel, come da copione.

Pianti di lei. Sudore. Fumo di sigaretta. E lui che recita:

Noi siamo un fiume e aderiamo ad ogni forma
al giorno e alla notte, al male e al bene

Forma su forma noi riempiamo senza tregua,
e nessuna diviene una casa per noi
siamo sempre in cammino…

…e poi, non me la ricordo più…

‘mazza oh, il thc mi ha distrutto la memoria!

Quello che segue è epico: lui vuole rivederla, lei gli chiede dei soldi per la prestazione, 500 misere lire («perché una chiavata non vale di più»). Lui paga, poi l’afferra, si butta sul letto, urla un indimenticabile e irripetibile «vieni qui» e lanciando una sedia rompe lo specchio della camera. Il tempo si ferma per un istante, la narrazione si dilata e i nostri, guardandosi in un silenzio che pare interminabile, si chiedono se questo incidente porti davvero iella come si dice, tanto che per un attimo temo che il film si trasformi di colpo in un porno-horror.
Ma non è così perché i due protagonisti tornano subito sul letto, anzi sulla moquette, ma il prezzo da pagare per possederla è salito: lei adesso vuole la Jeep, anche se ha una Mercedes parcheggiata fuori, cosa che dimostra come certe donne non siano semplicemente opportuniste, ma siano davvero gratuitamente sadiche.

«con me devi pagare, me mi devi comprare!»
«tutto quello che ho è tuo…»
«Ah ah ah, allora sono io che ti ho comprato!»
«eh no… ho detto tutto quello che ho, non tutto quello che sono. Hai capito? Con tutto quello che ho compro tutto quello che sei»
«io sono una puttana e tu non capisci niente!»

Oh no, un’altra no, ti prego!

Lui continua a volerla e lei continua a concedersi, ma più si va avanti più il prezzo sale. Prima le 500 lire, poi la macchina, poi lei decide di prenderselo «un pezzetto alla volta». Lui si innamora e impazzisce ovviamente, lei ovviamente no ma sta al gioco, e a me tocca assistere oltre che alla metafora di una parte della mia esistenza anche ad un’improbabile scena di pissing in cui lei gli piscia in faccia, mentre sono avvolti in una nebbia che in pieno pomeriggio primaverile, nei dintorni di Roma, sembra davvero improbabile.

Lei per sfida ferma un camionista mettendosi in mezzo alla strada e se lo fa nella cabina, mentre lui li osserva. Lui, per andare a pari – obbligato da lei -, stupra una donna incontrata in autogrill, puntandole alla testa una pistola giocattolo e scatenando così la ripicca di lei, che cerca di investirlo con la Jeep; ma lui sembra quasi gradire, come se la morte per stiramento fosse un sollievo alle sofferenze che una donna conosciuta la mattina stessa gli sta provocando.

Poi fanno pace e sembra quasi che ci sarà un lieto fine, invece…

«com’era quella donna?» (stuprata)
«spaventata…»
«e ti è piaciuto?»
«beh… alla fine a un uomo piace sempre…»
«davvero?»
«è una maledizione»

BOOM

Ma checcazzodici, Amanda!!

Ed è tra queste parole e le note di pianoforte che, lanciati in autostrada lungo un ponte, mollano il volante della Jeep stringendosi in un bacio mortale che li condurrà contro un guard rail.

Lui muore sul colpo, lei esce e fa l’auto stop. Fine.
Giuro.

Per i più audaci, c’è una canzone degli Stadio ispirata a questo film, ve la lascio in fondo all’articolo.

Accompagnamento consigliato alla visione del film:

  • Tanti bicchieri di vino, bianco o rosso a scelta, consigliato il bianco Frizzantino Amabile (bevetene soprattutto prima di iniziare la proiezione!)
  • Tanta gente allegra e che non vuole prendersi sul serio MA SOPRATTUTTO a cui non piace praticare il pissing
  • Orario tardo-notturno / presto-mattutino
  • Alcuni biscotti per asciugare, consiglio la sottomarca della sottomarca delle gocciole del LD
  • Un secchio di plastica, rosso sbiadito dal sole ormai arancione, possibilmente
  • Colonna sonora pre-serata a cura dei Sunn O)))

Buona visione!

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