Wicked Expectation: visioni dallo spazio - Andrea Lombardi
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Wicked Expectation: visioni dallo spazio

Visions è l'album di debutto della band Electro-Rock di Torino, i Wicked Expectation ci regalano trentacinque minuti di visioni

Wicked Expectation: visioni dallo spazio

Trentaquattro anni fa, Koyaanisqatsi, film-documentario di Godfrey Reggio, denunciò, con una tecnica narrativa sublime e sconvolgente, l’impatto della vita tecno-capitalista sul pianeta. Koyaanisqatsi è una parola in lingua Hopi che può essere tradotta come “vita folle” o “vita tumultuosa”, e può far ben capire la visione nefasta evocata dall’autore sul futuro di un pianeta messo in pericolo dall’insostenibilità del vivere umano.

Se dal 1982 ci spostiamo nel futuro, ovvero il nostro presente, si può facilmente notare come innumerevoli artisti abbiano ripreso e riattualizzato tale tematica.

Ultimi ma non ultimi sono gli Wicked Expectation, band che amalgama sonorità rock ed elettroniche avvolgendoci in atmosfere spaziali ponendoci di fronte al problema del disastroso rapporto tra uomo e natura, vero e proprio filo conduttore dell’intero album Visions.

Con un sound dal quale possiamo riconoscere influenze provenienti da Radiohead e Muse, gli otto brani che compongono Visions sono lenti, meditativi, onirici, caratterizzati da asettiche e a tratti fredde atmosfere che risultano però essere non solo piacevoli, ma una perfetta traduzione sonora del messaggio lanciato dalla band.

Un lavoro, quello degli Wicked Expactation, valutabile al meglio solo se preso nella sua interezza: i brani si incastrano perfettamente l’uno dietro l’altro, creando un flusso omogeneo che astrae l’ascoltatore dalla realtà per tutti i suoi 35 minuti di durata.

Brani che strizzano prepotentemente l’occhio al brit-pop, a volte sfociando in melodie pop-rock, nelle quali emerge il difetto di una personalità ancora non troppo marcata del gruppo, che forse viene mortificata in favore di quel pop che diventa in questo caso ingombrante. Un lavoro che appare in ogni caso qualitativamente di tutto rispetto, un bel disco che si apprezza e si ascolta volentieri.

Il lettore critico si starà domandando perché proprio un film come Koyaanisqatsi viene qui associato alla band, nonché il motivo dell’evidente contraddizione di definire “astraente” un album che vuole porci di fronte al concreto problema del nostro vivere.

La stessa band ha realizzato un video-tributo proprio al film di Godrey Reggio (e se alla band può far piacere saperlo, ho pensato a tale associazione prima di venire a conoscenza dell’esistenza di questo video), nel quale le note di Leaves In Autumn si sposano alla perfezione con le immagini frenetiche della vita delle metropoli unite e allo stesso tempo contrapposte alle panoramiche lente e di ampio respiro del nostro pianeta.

Sono proprio queste le visioni che ci offrono gli Wicked Expectation: le loro ipnotiche e spaziali atmosfere ci astraggono dalla realtà fisica del quotidiano trasportandoci nella posizione privilegiata e sopraelevata quale è quella dello spazio, dove, almeno per una volta, possiamo avere una visione completamente oggettivizzata della vita di ognuno di noi. Una posizione nella quale ci viene fornita la visione del nostro pianeta consumato e morente. Una posizione sopraelevata oltre ogni limite, l’unica che, grazie a tale oggettivizzazione, può concederci una riflessione distaccata sulla condizione del malato rapporto uomo-natura.

Visions traduce in musica proprio queste visioni. E il risultato è pienamente riuscito.

30 Gennaio 2016
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