Capodanno halal con guerriglia, in tutta Europa
Guerriglia urbana in ogni città europea, feriti, morti e auto e chiese incendiate
Come è noto il termine halal descrive tutte quelle attività svolte secondo le prescrizioni della dottrina islamica, e si contrappone a quanto viene definito haram, termine che descrive invece ciò che è vietato ai musulmani (e, secondo loro, anche a tutti gli altri).
In questo senso, il vostro modo di festeggiare il capodanno, con un bicchiere di spumante, un po’ di gioia e qualche ora di spensieratezza, è certamente haram.
E lo è sia perché avete l’abitudine di fare cose vietate per le quali finirete all’inferno - nell’altro mondo ma, se ci riusciranno, anche in questo -, come bere alcol e ascoltare musica, sia perché di base in ogni caso siete degli infedeli che non hanno il diritto di festeggiare.
Divieto espressamente previsto dalla dottrina islamica.
È questo il motivo per cui normalmente le automobili sulla folla ci finiscono sotto il periodo di Natale, perché Maometto ha detto che i suoi adepti vi devono guastare la festa.
Ma quest’anno le cose sono andate diversamente. Molto diversamente.
Infatti, la maggior parte di noi infedeli, si è chiusa in casa per festeggiare la fine dell’anno. Le strade, lasciate sgombre dagli autoctoni, sono finite nelle mani degli immigrati jihadisti nella gran parte delle città europee.
Ed è andato in scena, quest’anno più che mai alle nostre latitudini, il Capodanno halal.
Abituatevici, perché questa d’ora in poi sarà la normalità.
Nel Capodanno halal gli islamici lanciano fuochi d’artificio ad altezza uomo, e colpiscono sia le persone che i camion dei pompieri, accorsi a spegnere l’incendio a una chiesa che loro stessi hanno appena appiccato e che la sta per radere al suolo. Oppure, vengono indirizzati contro gli agenti di polizia, o ancora sparati direttamente dentro i ristoranti pieni di gente.
Tutto quello che sto descrivendo è documentato e sono fatti reali avvenuti nella notte di San Silvestro. Ve li ho mostrati qui.
Il Capodanno halal prevede che squadracce di jihadisti vaghino per le nostre città incendiando alberi di Natale e distruggendo le decorazioni natalizie, perché sono simboli cristiani degli infedeli e vanno distrutte.
Mentre noi stiamo chiusi nelle nostre case perché sappiamo che uscire là fuori è come decidere di fare un giro in trincea durante un assalto alla baionetta. Si rischia di non tornare a casa, o di tornarci senza un occhio o con qualche litro di sangue in meno.
Ma stare chiusi in casa è una scelta chiara. È una dichiarazione fragorosa. È la bandiera bianca che sventola segnalando la resa.
Negli anni scorsi in Piazza Duomo a Milano ci sono state molestie sessuali e violenze di gruppo. Ci sono stati scontri e ci sono state risse. Così la città ha deciso di cedere e di non organizzare più nulla per il Capodanno. Si è arresa.
Ma arrendersi quando ti dichiarano guerra significa solo una cosa: perderla.
E infatti la guerra è persa. Le immagini che provengono da tutta Europa sono sconcertanti, sembrano girate in contesti di guerriglia di paesi sperduti nel Medio Oriente dove la popolazione si rivolta contro regimi autocratici a trazione islamica.
Qualcuno pretende ancora di negare la realtà, etichettando come teoria del complotto o bufala quella della sostituzione etnica. Ma basta rendersi conto di quello che succede in ogni, e ripeto ogni, capoluogo europeo per vedere capire che laddove non vengono immortalate scene di violenza e prevaricazione si registrano balli di gruppo su musiche arabe, si vedono donne - pochissime - avvolte dal velo e si sente parlare in lingue sconosciute alla popolazione locale.
Scusate, mi prenderò del fascista, del razzista, dello zoticone e del provinciale. Tanto sono tutti titoli di merito ormai, e comunque iniziano a piacermi sul serio. Ma questa è una vera e propria sostituzione etnica. Non è immigrazione, non è accoglienza, e tantomeno è integrazione, anche perché a non volersi integrare i primi sono loro.
È l’abbandono di una civiltà che avviene retrocedendo in silenzio, quasi con un senso di vergogna, da parte di chi è stato convinto che deve farsi da parte per lasciare spazio al nuovo che avanza.
Io non lo so se sarà quest’anno o il prossimo, oppure quello dopo, ma so per certo che a un certo punto la misura sarà colma e qualche giovane e bello comincerà la guerra santa dei pezzenti.
E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo, penserà di avere il modo di riparare a qualche torto.
E ancora ci giungerà la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia.
E quel giorno, ci sarà da avere paura. Ma lo avranno voluto coloro che ci hanno portati fino a qui, e gli unici responsabili saranno loro.
Se invece quel giorno non arriverà, allora sapremo che avremo semplicemente cessato di esistere. Perché a questo punto, le alternative sono finite.




Lo dico da mo'. Ma se ci fosse un minimo di nostra dignità non ci saremmo arrivati.
Ottimo articolo !