Quest’estate ho ricevuto due telefonate, a distanza di un mese l’una dall’altra, da due soggetti ‘editoriali’ del mondo web di opposta ispirazione politica: gli uni vicini alla galassia della destra italiana, gli altri i perfetti rappresentanti dei radical chic da ZTL.
Entrambi volevano da me la stessa cosa: comprare alcune puntate del mio format “Caffè Amaro” per veicolare alcuni concetti per loro importanti.
Va bene, direte, è normale che ci siano inserzioni pubblicitarie nei contenuti sul web, e non c’è niente di male. Quante volte vi è capitato di aprire un video e sentire l’autore dichiarare “questo video è sposorizzato da…”?
Ma, in questo caso, la richiesta era differente.
Innanzi tutto avrei dovuto pubblicizzare qualcosa di diverso da un prodotto o un servizio. Avrei dovuto “pubblicizzare” una idea.
Mi chiedevano infatti in un caso di “fare un po’ di casino mediatico” attorno a un tema di interesse politico-economico, e nell’altro di alimentare una specifica narrazione di parte su una vicenda economica privata, ma di interesse nazionale.
E qui già la cosa inizia a diventare problematica. Come si può pensare di acquistare le opinioni di una persona che fa della sua visione del mondo la sua merce di scambio?
Sarebbe come chiedere al Mc Donald's di mettere nel menu i panini di Burger King.
Ma l’aspetto più tragico è stata la richiesta di mantenere tutta l’operazione coperta. Avrebbero infatti preteso, entrambi, che io tenessi celata quella campagna pubblicitaria (lautamente) pagata sotto la forma di una mia libera e spontanea opinione.
Avrei quindi dovuto mentire, fingendo che fosse una mia idea occuparmi proprio di quei temi e proprio in quel modo.
Con tre puntate del Caffè Amaro vendute avrei potuto - stimo - facilmente incassare più di diecimila euro, lavorando in totale venti minuti. Nonostante questo, non mi è passata nell’anticamera del cervello, neppure per un secondo, la possibilità di accettare.
Dopo aver chiesto maggiori informazioni per capire quanto fosse profonda la tana del Bianconiglio (ho scoperto che è molto ramificata e assai ben arredata) ho spiegato a questi soggetti che la proposta mi suonava oscena, offensiva, irricevibile e inaccettabile.
La reazione di entrambi mi ha lasciato senza parola, perché sono rimasti tutti e due frastornati dal mio rifiuto.
Il primo mi ha detto «ma guarda che funziona così», in un patetico tentativo di convincere più se stesso che me che il suo modo di guadagnarsi il pane fosse in fondo dignitoso.
Il secondo ha addirittura insistito, chiedendomi di esaminare meglio la proposta perché, secondo lui, avrei potuto scoprire che in fondo ero davvero e genuinamente d’accordo con le cose che volevano che io dicessi, così avremmo potuto prendere i proverbiali “due piccioni con una fava”.
Il problema è che “la fava” in questione sarebbe dovuta essere la mia.
Inutile dire che li ho mandati entrambi a fare in culo senza passare dal via, non avrei potuto fare altrimenti.
Gli sponsor sono bene accetti - forse -, ma le mie opinioni non sono in vendita.
Il problema è che questa doppia vicenda scoperchia il vaso di Pandora, perché evidentemente la pratica è davvero largamente diffusa e comunemente accettata, vista la reazione stupita e incredula dei miei due interlocutori, i quali tutto si aspettavano salvo che un rifiuto, giunto ancor prima di accennare anche solo in via ipotetica alla quantificazione di un compenso.
Questo significa che costoro svolgono costantemente attività come queste, avendo verosimilmente incontrato con me, per la prima volta, un secco rifiuto. Non mi spiego altrimenti la loro reazione di fronte al mio “no”.
La conseguenza di ciò è che la fuori, sul web, noi crediamo di vedere persone che si esprimono liberamente, che liberamente forniscono la loro opinione su fatti politici ed economici, ma evidentemente almeno parte di loro è pagata per dire almeno una parte delle cose che dice.
E come dice la Legge di Murphy: se metti un bicchiere di vino in un barile di monnezza ottieni monnezza. Se metti un bicchiere di monnezza in un barile di vino ottieni monnezza.
Prima o dopo di queste cose ne parlerà il telegiornale, sullo sfondo di immagini di vetture della Guardia di Finanza che escono ed entrano dalla caserma con le sirene spiegate.
Attendiamo fiduciosi.



Bravissimo!!! Mandarli a fare in culo è stata la cosa migliore.
Comunque, che schifo!
Ti seguo e apprezzo i tuoi interventi, mi sembra la decisione corretta. Sullo stupore dei tuoi interlocutori non mi meraviglio. Questi esseri immondi sono abituati a comprare a buon prezzo giornalisti e opinionisti come fossero caramelline un rifiuto non lo capiscono.