Le opzioni stanno finendo, inizia il count down nucleare?
Gli Stati Uniti, sconfitti, non hanno davvero opzioni per uscire dal pantano iraniano
Non c’è altra possibilità. Se si vuole provare a ottenere per davvero qualche risultato, dal punto di vista militare, l’unica possibilità che rimane è sganciare sull’Iran qualche (non una, qualche) bomba nucleare.
Gli Stati Uniti e Israele hanno scaricato sullo stato canaglia tutto quello che potevano. Hanno sbriciolato Teheran, hanno bombardato tutti gli obbiettivi che avevano sulla loro lista.
Le sortite non si contano, gli attacchi sono stati devastanti.
Per i civili, soprattutto. Perché non hanno fatto cadere il regime e, ancora più importante, non hanno inibito la capacità iraniana di lanciare droni e missili balistici, né quella di mantenere chiuso lo stretto di Hormuz.
Nonostante i proclami propagandistici di Trump, che rivendica di aver obliterato il programma nucleare iraniano (ma questo lo diceva già a giugno dell’anno scorso), di aver annientato la sua marina (che già, in pratica, non c’era) e di aver distrutto la sua aviazione (stessa cosa), l’Iran è ancora lì che colpisce, in maniera costante e sempre più efficace, i paesi del Golfo e Israele.
L’Iran ha progettato questa guerra per quarantasette anni.
Ha osservato quello che succedeva nel resto del mondo e ha preso appunti, ha imparato, e ha applicato quegli insegnamenti. È nata così quella che chiamano la difesa a mosaico, quella capacità di sopravvivere alla decapitazione dei vertici, quella autonomia tattica delle singole unità sparse per il paese, rifugiate nei tunnel scavati nella montagna, che ha consentito una reazione così efficace.
E ora? Che cosa fare?
L’invasione da terra
Chiunque pensi che ci sia ancora sul tavolo l’opzione di una invasione su larga scala, oppure, peggio ancora, di una conquista via terra di qualche isolotto o porzione di territorio iraniano, è semplicemente una persona confusa o molto lontana dagli argomenti di cui parliamo.
L’operazione Desert Storm del 1991, che ha portato alla vittoria americana sull’Iraq di Saddam Hussein ha visto un dispiegamento di quasi un milione di uomini, più di duemila artiglierie, tremila blindi, duemila aerei, centinaia di elicotteri e navi a volontà.
Rileggete questi numeri.
E poi fate mente locale: nonostante questo dispiegamento, di portata storica, Saddam Hussein è rimasto al suo posto, tant’è che è stato impiccato più di dieci anni dopo, quando nel 2003 gli USA sono tornati in Iraq.
Questo perché Bush senior non se l’è sentita, nonostante quella potenza di fuoco, di andare fino in fondo. Aveva paura di impantanarsi nel deserto finendo in un nuovo Vietnam.
E tutto questo è accaduto in un paese in gran parte pianeggiante, grande un terzo dell’Iran, che a differenza dell’Iraq è montuoso come l’inferno.
Ma di cosa stiamo parlando? Ci sono giornalisti cialtroni, là fuori, che pensano che la USS Tripoli, con a bordo 2.200 marines, stia andando verso l’Iran per iniziare una operazione di terra e invadere il paese.
Abbiamo a che fare con dementi, costantemente. L’opzione dell’invasione su larga scala, semplicemente, non esiste.
Peggio sta messo chi crede che gli americani possano impossessarsi dell’isola di Kargh.
Questa isola è un terminal del petrolio attraverso cui passa il novanta percento delle esportazioni di greggio iraniano.
A differenza di quello che pensa il prof. Orsini, quest’isola con lo stretto di Hormuz non c’entra nulla, visto che si trova diverse centinaia di chilometri più a nord.
Sull’isola ci sono cisterne, oleodotti, e terminal per il carico delle petroliere. È un luogo strategico per l’Iran.
Si può conquistarla? Certo, come no, anche considerando che sarà minata all’inverosimile, e con linee di difesa nascoste nella sabbia, conquistarla è sempre possibile, così come è possibile mettere un motore stellare a un asino per farlo volare, se proprio ci si tiene.
E poi?
Poi l’Iran, con la sua conservata capacità missilistica che ogni giorno vediamo, la bombarderebbe con tutti i gloriosi conquistadores sopra.
Sarebbe un massacro.
Perché se non si è riusciti fino ad ora ad annientare militarmente l’Iran, non ci si riuscirà acquisendo il controllo di un isolotto al largo delle sue coste.
L’unica vera opzione: il nucleare
Se tralasciamo le implicazioni morali, le implicazioni geopolitiche (sarebbe un liberi tutti), l’opzione nucleare è l’alternativa più razionale di tutte.
E, oltretutto, l’unica alternativa possibile per provare - sul serio - a piegare il Paese.
Da una guerra convenzionale gli Stati Uniti non ne escono, e una guerra nucleare potrebbe essere l’unico livello su cui esprimere la loro piena superiorità.
Certo, non basterebbe, presumibilmente, una singola bomba tattica nucleare. Probabilmente la cura nucleare prevederebbe diversi funghi sparsi a macchia di leopardo sull’intera superficie iraniana.
Solo che, dopo aver passato questo livello del videogame, non torneremmo più indietro. Sarebbe la discesa verso il baratro della storia, in tutto il mondo, e questa volta per davvero, non come dopo Hiroshima e Nagasaki. Lì si poteva ancora opporre l’innocenza di chi è in fondo inconsapevole di come funziona una nuova tecnologia. E poi, erano gli unici ad averla.
O così, oppure a casa
La cosa più inquietante, però, è che l’alternativa ai funghi atomici è la resa. Girare i tacchi e tornare a casa. Andarsene da lì, trovando qualche giustificazione da rivendere all’opinione pubblica, magari spacciando una sconfitta totale per una vittoria.
È più inquietante, dicevo, perché questa opzione potrebbe portare a instabilità e pericoli simili a quelli dell’impiego delle armi nucleari, sullo scacchiere internazionale.
Se gli USA se ne andassero, che fine farà lo stretto di Hormuz? Rimarrà in mano agli iraniani, ovviamente. E chi faranno passare? Quando? A che condizioni?
Loro vogliono un abbandono completo dello scenario mediorientale, da parte americana. Li vogliono cacciare ovunque.
Come reagiranno l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e gli altri paesi del golfo, dopo che sono stati bombardati a causa di Washington che ora li lascia in brache di tela?
Per gli americani, perdere la loro presenza nel Golfo Persico, significa perdere lo status di impero. Significa, in ultima istanza, uccidere il dollaro.
Ecco perché, proprio in vista dell’unica alternativa possibile, il suicidio, l’opzione nucleare suona particolarmente allettante.
Ma poi, Dio solo sa quello che potrebbe succedere dopo.





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