Qualcuno mi vuole morto per le cose che ho detto su Epstein
Una valanga di minacce, accuse gravissime e insulti per aver detto la verità
Mai contraddire la folla inferocita di pericolosi zombie assetati di sangue, che marciano con le torce e i forconi pronti a fare giustizia.
Altrimenti si rischia di morire.
Non solo nel medioevo, ma anche nel 2026. La gente è - comprensibilmente - satura delle porcherie del potere. La gente è - comprensibilmente - stufa della condizione precaria e miserabile che vive quotidianamente. La gente è - comprensibilmente - spaventata dalle instabilità internazionali che ci tengono da anni sul filo del rasoio di una nuova grande guerra.
In queste condizioni l’odio esplode, la violenza regna sovrana. La folla, accecata, vuole vedere qualche testa rotolare. Tra queste, c’è finita pure la mia.
Ho raccolto, in un documento lungo più di cento pagine, le peggiori (e solo le peggiori) esternazioni che mi sono state rivolte pubblicamente negli ultimi giorni.
La più comune è quella che mi accusa di essere un pedofilo. Questa sta facendo il giro del web. Nei gruppi Telegram, su X.com, su Threads, c’è la mia faccia associata all’avviso di tenere alla larga i bambini da me.
Sono centinaia le minacce di morte che ho ricevuto, sia privatamente che pubblicamente. Alcune di queste sono particolarmente inquietanti e giungono da personaggi noti per essere violenti radicalizzati, già protagonisti di fatti di sangue.
Non si contano poi gli inviti al suicidio e l’istigazione a delinquere rivolta a chi, incontrandomi per strada, dovrebbe fare giustizia ammazzandomi o massacrandomi di botte.
La ragione di questo accanimento?
Il mio lavoro di ricerca e informazione sul caso Epstein.
In particolare mi sono occupato del caso Epstein, oltre che in alcuni Caffè Amaro, in due video molto approfonditi.
Nel primo cerco di spiegare, in quasi un’ora e dieci minuti di approfondimento, come leggere quei documenti e come mettersi al riparo dalle alterazioni e dalle letture distorte. Video che è stato prontamente azzoppato e “censurato” da YouTube, che ha immediatamente provveduto ad ammazzarne la portata rendendolo, di fatto, invisibile.
Nel secondo invece, per ora non ancora “ucciso” dall’algoritmo, mi sono preoccupato di trovare l’ipotesi, a mio avviso più plausibile, in grado di spiegare questo dossier e il tempismo della sua pubblicazione.
Purtroppo la vicenda Epstein è una vicenda criminale abbastanza complessa che si trascina da ormai un decennio. Come ogni indagine di polizia, anche il caso Epstein è coperto dal segreto di indagine, tanto più che il fascicolo contiene informazioni su persone che nulla centrano con i crimini commessi da Epstein.
La sua segretezza, assolutamente normale, ha contribuito a far crescere l’aspettativa su quello che questi documenti dovevano contenere.
Una parte della popolazione si aspettava di trovare, in mezzo a quelle carte, la chiave per capire il mondo e le sue storture.
Il colpevole della propria insoddisfazione - comprensibile - e delle proprie paure - giustificate -.
E invece. C’è solo un lurido, squallido, “insignificante” criminale. Insignificante, almeno, per la vita di chi si sveglia al mattino per andare a lavorare e pagarsi così il pranzo e la cena.
Ma dopo dieci anni di attesa è inaccettabile che si risolva tutto in una bolla di sapone. E quindi la rabbia monta, le teorie spaziano e crescono come un’impasto iper lievitato.
In più, gruppi di disordine eversivo cavalcano la rabbia popolare inventando teorie strampalate e fantasiose.
Ma pericolose.
Domenica abbiamo avuto il primo morto. Uno “scappato di casa” ha tentato di intrufolarsi, armato, nella proprietà di Trump a Mar-a-lago. È stato subito ucciso dal Secret Service.
Si è poi scoperto che il ragazzo, appena ventunenne, era ossessionato dagli Epstein Files, e considerava Trump un traditore per la loro mancata pubblicazione integrale.
Il clima è rovente, e gli Epstein Files sono solo una scusa, la goccia che rischia di far traboccare un vaso colmo da tempo e pronto a tracimare.
Se vuoi puoi aiutarmi
Non sono solito chiedere aiuto direttamente e in questo modo. Il mio lavoro si sostiene grazie agli spontanei abbonamenti al mio canale YouTube, e a quel poco di pubblicità che gira sopra i miei video.
Tuttavia la situazione è ora un po’ più complessa. Devo far fronte a molte iniziative giudiziarie per difendermi nelle opportune sedi. L’accusa di pedofilia è un marchio pericoloso, non solo perché è infamante, ma perché, se creduta, può davvero portare qualcuno a fare giustizia di piazza.
Non posso non agire contro queste accuse, contro questi diffamatori e anche contro coloro che mi stanno minacciando. Ma, come sapete, queste azioni sono costose.
Oltre la diffamazione, oltre la minaccia subita e il dover prendere precauzioni nella vita quotidiana, c’è anche il costo economico.
Come aiutarmi
Se volete aiutarmi a sostenere le spese per difendermi potete abbonarvi al mio canale YouTube, a partire da 1,99€ al mese.
Oppure potete abbonarvi con un piano a pagamento a questa newsletter.
Se invece lo preferite, potete donare liberamente al mio account PayPal: cedipeggio@andrealombardi.it. O, in alternativa, con un bonifico al mio conto Revolut con IBAN: IT98 M036 6901 6009 5647 3808 814.
Ringrazio chiunque partecipi, in qualsiasi modo.








Ciao Andrea, la storia ci racconta che la Verità fa' paura ma più di tutto è preoccupante l ignoranza che la fa' da padrone e che scatena odio incontrollato facilitato da una tastiera abusata...Detto questo sono certa che intorno a te hai migliaia di persone che ti amano oltre che professionisti eccellenti
Forza e Coraggio ❤️💪